Scuola, il governo fa un ruzzolone su rotelle e febbre. Cottarelli: «Che ci sta a fare il ministero?»

giovedì 30 Luglio 10:45 - di Fabio Marinangeli
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Polemiche infinite sulla scuola. I tentennamenti, gli annunci e gli errori del governo hanno provocato il caos. «Ho l’impressione che ogni giorno ne esca una nuova. Non sembra che ci sia una chiara strategia. Si fanno i bandi e gli imprenditori dicono che sono produzioni troppo grandi e che non parteciperanno. Si parla della misurazione della febbre, che dev’essere fatta a casa e non a scuola, però ogni scuola può prendere l’iniziativa. Ma allora che ci sta a fare il ministero se non dà precise istruzioni? Mi sembra tutto un po’ improvvisato…». Lo dice a Il Giornale Carlo Cottarelli, economista ex commissario alla spending review.

Scuola, Cottarelli: «Dovevano pensarci un po’ prima»

«Se sui banchi il governo si è svegliato tardi? A parte il fatto che altri Paesi hanno già aperto le scuole», continua Cottarelli. «D’accordo, eravamo in una situazione di emergenza, ma forse dovevano pensarci un po’ prima. Le imprese italiane però non sono penalizzate perché è una domanda aggiuntiva, anche se sarebbe stato meglio che non venisse soddisfatta dall’estero».

Anche Arcuri scivola sulle rotelle

Le risposte di Arcuri in aula sulla scuola sono state giudicate insufficienti. In primis sui banchi. Una giravolta dopo l’altra. Un tentativo di aggiustare il tiro. Ma la toppa è peggiore del buco. Arcuri si sofferma sulle rotelle e sulla possibilità che esse contribuiscano o attentino al distanziamento. «È evidente», dice, «che i presidi hanno chiesto 440mila banchi innovativi non perché pensano che gli studenti su quei banchi possano fare la versione di greco. Ma che queste sedute possano essere dedicate ad alcune tipologie di istruzione. Le hanno chieste le persone che gestiscono le comunità scolastiche con la professionalità che conosciamo».

Casellati: la scuola a settembre riapra, senza se e senza ma

Dura la Casellati. «La scuola a settembre deve riaprire per  tutti, senza se e senza ma», afferma. «Il governo deve farsi carico delle proprie responsabilità, non delegarle ai presidi o alle famiglie, con il rischio di creare inaccettabili discriminazioni tra studenti di serie A e studenti di serie B. Ricordiamoci che la scuola non è solo didattica davanti a un computer. È il luogo della formazione umana e sociale dei nostri ragazzi».

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