Referendum, dal “Giornale” forzatura sulle parole della Meloni. FdI: «Restiamo fermi sul sì»

lunedì 14 settembre 13:27 - di Michele Pezza
Referendum

Nessun ripensamento e nessun endorsement in favore del “no” al referendum confermativo della legge “taglia poltrone” da parte di Giorgia Meloni. Una precisazione resasi più che necessaria alla luce del titolo d’apertura de Il Giornale (“Svolta della Meloni: con il No vanno a casa”) prontamente smentito attraverso una nota ufficiale del partito. «Fratelli d’Italia – vi si legge infatti – è stata l’unica forza d’opposizione in Parlamento a votare quattro volte sì alla riforma per il taglio del numero dei parlamentari». Così come è stato l’unico partito «a non chiedere il referendum». La posizione, insomma, «non è cambiata».

«Sul referendum i partiti facciano un passo indietro»

Ad ispirare il titolo della testata diretta da Alessandro Sallusti era stato il ragionamento svolto dalla Meloni sul referendum nel corso di un comizio a Trani, in Puglia. Ma in quella sede, precisa la nota, la leader di FdI si era «limitata a ritenere che avendo chiesto il parere dei cittadini sulla bontà della riforma ora i partiti debbano fare un passo indietro». Una svolta, quindi, del tutto inesistente. Il titolo de Il Giornale, recita ancora la nota, è solo «frutto di una forzatura giornalistica che non corrisponde al vero».

Nella Lega cresce il dissenso in favore del “no”

Il referendum continua comunque a tenere banco tra i partiti e nei partiti. Il M5S si dedica ormai esclusivamente a rafforzare le ragioni del “sì” mentre Lega e Pd sono i partiti dove il dissenso interno in favore del “no” sta assumendo forme sempre più massicce. Salvini, che pure aveva accolto quello espresso da Giorgetti quasi con rassegnazione dicendo che in fondo «la Lega non è una caserma», ha dato ordine ai suoi di non fare più dichiarazioni di voto. Un appello caduto nel vuoto come dimostrano le parole dell’ex-ministro Roberto Castelli, che oltre aver annunciato il proprio “no” ha anche detto che così voterà anche «il cento per cento» dei parlamentari leghisti.

 

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