Covid, il j’accuse del Cts al governo: «Non abbiamo mai chiesto di mettere il segreto sugli atti»

mercoledì 9 settembre 11:36 - di Agnese Russo
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Non si capisce bene se sia una difesa del governo o un atto d’accusa. Certo è che l’intervista rilasciata da Fabio Ciciliano, componente del Comitato tecnico scientifico sul Covid, suscita forti perplessità. “Avevamo chiesto riservatezza soltanto per evitare di spaventare i cittadini, soprattutto in quella prima fase. Ma non c’era alcun segreto tanto che noi parlavamo esplicitamente di quella relazione nei nostri documenti”, ha detto l’esperto del Cts al Corriere della Sera, dimenticando forse che per mesi giornalisti e associazioni hanno chiesto di poter visionare i verbali delle riunioni, sentendosi sempre opporre un secco rifiuto. Fino a dover ricorrere al Tar. Soprattutto, sorvolando sul fatto che quelle informazioni furono taciute anche a chi avrebbe dovuto gestire direttamente l’emergenza, come le Regioni.

La versione del Cts: “Non abbiamo mai nascosto le notizie”

Ciciliano ha aggiunto che “le notizie non sono mai state nascoste. Eravamo a febbraio e ragionavamo sulle possibili conseguenze di quello che accadeva. Gli scenari di analisi devono prevedere anche la realtà peggiore, ma questo non vuol dire che si realizzi”. Ma le parole di Ciciliano pongono anche un interrogativo sulle responsabilità: se gli scienziati non avevano problemi a divulgare quelle informazioni, come sostiene l’esperto, se ne deve dedurre che il problema era tutto del governo? “Ricordiamo bene che cosa è successo quando è filtrata la notizia della possibile chiusura della Lombardia con migliaia di persone in fuga. Quello è l’esempio che le informazioni veicolate in maniera intempestiva posso avere conseguenze gravi sui cittadini”, ha proseguito l’esperto, mettendosi a ricordare di fatto un altro disastro targato Palazzo Chigi.

Non solo una questione lessicale

E, ancora, sul motivo per cui il governo avrebbe negato il “Piano pandemico” l’esperto ha sottolineato che “il governo ha parlato di studio”. “Sinceramente per noi cambia poco. Non è importante chiamarlo studio, relazione o piano, ma – ha chiarito l’esperto del Cts – il fatto che sulla base delle informazioni provenienti da Wuhan abbiamo imparato a fronteggiare questa emergenza davvero epocale. Era uno strumento positivo tanto che sia la Lombardia, sia altre Regioni ne hanno attuato i precetti”. Quanto all’aumento giornaliero dei casi, per Ciciliano “non dobbiamo guardare solo il numero dei positivi, ma la comparazione con i tamponi effettuati”. “Lunedì siamo arrivati al 2,1 per cento, durante il lockdown eravamo allo 0,4”, ha ricordato, soffermandosi su un altro tema spinoso, ovvero quello dei tamponi nella fase più critica dell’epidemia. Oggi, ha quindi continuato, “si è abbassata l’età media. I giovani sono maggiormente resistenti alla patologia, ma questo non vuol dire che non ci sono casi complessi. La fase – ha concluso – è estremamente delicata, non si deve sbagliare soprattutto adesso che riparte la scuola“.

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