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Taranto, incubo senza fine: rifiuta le nozze combinate e il padre la segrega e la picchia, 52enne iracheno stanato e arrestato in Svezia
+ Seguici su Google DiscoverChoc a Taranto, iracheno 52enne segrega e picchia e maltratta la figlia che rifiuta le nozze combinate: l’uomo trovato e arrestato in Svezia. Incredibile ma vero: voleva costringere la giovane ad un matrimonio deciso dalla famiglia: la Polizia di Stato di Taranto ha arrestato in Svezia un uomo di 52 anni, di nazionalità irachena, destinatario di un mandato di arresto europeo in virtù di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale jonico, su proposta della Procura della Repubblica. L’uomo è ritenuto il presunto responsabile dei reati di maltrattamenti, lesioni personali aggravate e tentata costrizione a contrarre matrimonio commessi ai danni della figlia.
Taranto, segrega la figlia per imporle le nozze combinate: 52enne iracheno arrestato in Svezia
Localizzato e catturato grazie a una indagine condotta dalla Squadra Mobile di Taranto, e con la cooperazione del servizio per la cooperazione internazionale di polizia- Enfast Italia e il Servizio centrale operativo che hanno interessato l’organo collaterale svedese. Tutto è partito a novembre quando la ragazza irachena ha presentato una denuncia alla polizia facendo scattare la procedura del “Codice Rosso”. Ma procediamo con ordine.
Choc a Taranto, nozze combinate e maltrattamenti: il disperato racconto della giovane vittima
E ripartiamo dal racconto della giovane vittima del terrificante sopruso. La sua, ahinoi, non è la trama di un romanzo distopico, o il copione di una fiction. Ma l’ennesimo squarcio di cruda realtà che emerge dalle cronache di casa nostra. Da Taranto, per l’esattezza, dove la Polizia di Stato ha messo fine all’incubo di una ragazza irachena, vittima di un padre padrone che pretendeva di disporre della sua vita. Del suo corpo. E del suo futuro. Tutto in nome di un arcaico e brutale codice d’onore.
La morsa dell’integralismo in riva allo Jonio
Per fortuna, a dispetto di quanto accaduto in precedenza ad altre vittime dello stesso stilema cultural-religioso, il padre-orco, in questo caso, stavolta è stato arrestato prima di un epilogo tragico. In Svezia, appunto, dove si era rifugiato, e grazie a un mandato di arresto europeo scaturito dalle indagini della Squadra Mobile di Taranto. Le accuse per lui, come anticipato, sono pesantissime: maltrattamenti, lesioni aggravate e tentata costrizione al matrimonio. La colpa della malcapitata vittima? Aver scelto di vivere secondo i canoni della libertà occidentale, rifiutando di farsi svendere a uomini scelti dal genitore.
Taranto, il padre voleva costringerla a nozze combinate con uomini di etnia curda a lui graditi
Di più. Dal racconto della giovane, avvenuto in modalità protetta, gli investigatori hanno raccolto indizi utili a ritenere che, a partire da settembre 2024, quando la giovane ha raggiunto la sua famiglia nel capoluogo jonico dal suo Paese d’origine, sarebbe stata contattata dal padre che pretendeva di farle contrarre matrimonio con uomini di etnia curda a lui graditi. Minacciandola di morte nel caso avesse tentato di ribellarsi o di scappare all’estero.
Tutto contro la “deriva occidentale” della figlia…
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la ragazza era piombata in un inferno di segregazione dal settembre 2024. Il padre, sostenuto dall’intero nucleo familiare — unito in un fronte compatto contro la “deriva occidentale” della figlia —pretendeva di imporle condizioni e scelte improponibili. Pertanto, di fronte i rifiuti della ragazza, la violenza e l’umiliazione, da psicologica si è fatta fisica: con percosse. Lesioni. E la reclusione forzata in un appartamento tarantino che l’ha costretta a rinunciare persino al lavoro, sprofondandola in un terrore costante. Oltre che provocandole lesioni che hanno diagnosticato una prognosi di 15 giorni.
Il coraggio del “Codice Rosso”
La svolta, fortunatamente, è arrivata a novembre, quando la vittima ha trovato la forza di denunciare, attivando le procedure del “Codice Rosso”. Grazie alla professionalità degli agenti e all’inserimento in una struttura protetta, il velo di omertà culturale è stato squarciato. E mentre la figlia cercava di ricostruirsi una vita sotto protezione, il padre era fuggito nel Paese scandinavo, convinto di averla fatta franca. L’indagine, allora, condotta dagli investigatori tarantini, ha permesso di ritenere che il padre si fosse ricostruito una vita nel paese scandinavo, dove aveva anche trovato un impiego stabile.
Nella giornata di ieri, però, il destinatario dell’ordinanza cautelare è stato rintracciato e arrestato. Mettendo la parola fine a un caso che non è solo un episodio di cronaca nera. Ma la drammatica conferma di una sfida culturale più che aperta.
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