Charlie Hebdo, il 21 per cento dei giovani francesi non condanna gli attentatori

mercoledì 2 settembre 19:11 - di Roberto Frulli

giornale satiricoMentre inizia oggi a Parigi il processo contro 14 persone accusate di coinvolgimento negli attacchi terroristici del 2015 fra cui la strage al giornale satirico Charlie Hebdo, la Francia si interroga quanto sia stato corretto ripubblicare le vignette che hanno provocato l’agguato terroristico.

E scopre che c’ê una discreta percentuale di giovani francesi che non condanna gli attentati compiuti dai terroristi islamici in risposta alle strisce satiriche. E, in definitiva, finisce per approvarli.

Proprio mentre i 14 imputati – 11 in carcere, 3 fuggiti in Siria per unirsi all’Isis – affrontano le varie accuse, dalla complicità in attentati terroristici all’omicidio, escono i risultati dei sondaggi commissionati in Francia per capire la pancia del Paese e i suoi timori ma anche il rischio di derive negli strati di malcontento che la Repubblica si è covata dentro.

I tre esecutori materiali degli attacchi furono uccisi dalla polizia.

Due di loro assaltarono la sede del giornale satirico Charlie Hebdo, uccidendo 12 persone.

Un terzo terrorista uccise una donna poliziotto e poi assaltò un supermercato kosher, uccidendo altre quattro persone.

Il 59 per cento dei francesi ora sostiene la pubblicazione nel 2006 delle vignette satiriche del profeta Maometto da parte del settimanale Charlie Hebdo, che ha deciso di ripubblicarle proprio in occasione dell’apertura oggi a Parigi del processo sull’attentato terroristico.

Il sondaggio, condotto da Ifop per conto della rivista, evidenzia un aumento di 21 punti percentuali della parte di popolazione favorevole a quella scelta, rispetto a quanto fotografato da un sondaggio realizzato all’epoca da ‘La Croix‘.

Il 69 per cento dei musulmani francesi interpellati in proposito invece pensa che i giornalisti abbiano avuto torto a pubblicare le vignette, perché si trattava di “una provocazione inutile“.

Il 73 per cento dei musulmani dice di comprendere l’indignazione sollevata da quella pubblicazione, contro il 29 per cento appena dei francesi nel loro insieme.

Le vere preoccupazioni arrivano da un’altra prospettiva.

Dal sondaggio emerge, infatti, che l’8 per cento dei francesi, il 18 per cento dei quali musulmani, non condanna l’attentato contro Charlie Hebdo.

Una percentuale ancora più accentuata tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 24 anni: il 21% dei giovani francesi e il 26% dei giovani francesi musulmani non condanna i jihadisti.

La domanda che nessuno ha il coraggio di fare pubblicamente è: quanti di questi giovani possono rappresentare un rischio reale per la Francia.

”I musulmani devono comprendere che Charlie Hebdo non è contro di loro. La sua satira si scaglia contro tutti. Hanno criticato anche i cristiani e il Papa”. Per cui, anche ”se possiamo non essere d’accordo” con la linea editoriale della rivista, si tratta di una ”questione di libertà” che ”è sacra” e ”va rispettata”, prova a ricucire Hassen Chalghoumi, presidente della Conferenza degli Imam di Francia.

Chalghoumi ribadisce ancora oggi, come fece in concomitanza con gli attentati del 2015, ”Je suis Charlie, lo sarò sempre”.

”Per me si tratta di una questione di libertà. – torna a ripetere presidente della Conferenza degli Imam di Francia – Come Conferenza degli Imam di Francia siamo sempre a favore della libertà che esiste in Europa”, ha spiegato.

Certo, ha proseguito, ”possiamo essere in disaccordo rispetto alle vignette, possiamo esprimere il nostro dissenso, far sentire la nostra voce in modo moderato e pacifico”, ma quello che va evitato è ”rispondere all’odio con altro odio, alla violenza con la violenza”.

O ”giustificare gli attacchi perché c’è stata una provocazione”.

La linea adottata da Charlie Hebdo secondo Chaulghoumi “appartiene alla sfera politica. Hanno attaccato i cristiani, gli ebrei, i buddhisti. E’ il loro modo di fare satira, di fare critica. La comunità musulmana deve comprenderlo e rispettarlo”.

Forte condanna e totale rifiuto” in merito alla decisione del magazine francese Charlie Hebdo di ripubblicare le vignette “offensive” su Maometto sono stati espressi dall’Osservatorio di Al-Azhar per il Contrasto all’Estremismo.

In una nota diffusa dal sito di ‘Al-Ahram’, l’organo della massima istituzione sunnita ha affermato che “insistere con l’azione criminale di ripubblicare le vignette offensive alimenta l’incitamento all’odio e infiamma i sentimenti tra seguaci di religioni diverse”.

La decisione del magazine satirico, è aggiunge il sito, è una “provocazione ingiustificabile nei confronti dei sentimenti di circa due miliardi di musulmani“.

Al-Azhar ha quindi ribadito la condanna per l’attacco del 2015 alla sede di Charlie Hebdo, precisando che l’Islam “respinge ogni atto di violenza”.

Gli attacchi terroristici del gennaio 2015 furono i primi di una serie di azioni terroristiche di matrice islamista che tra il 2015 e il 2016 hanno flagellato la Francia provocando oltre 230 morti. Il processo dovrebbe proseguire fino al 10 novembre. L’attenzione del Paese è massima.

Ed è inevitabile che anche i musulmani d’Oltralpe seguano molto da vicino la vicenda con tutti i suoi strascichi.

Quella di Charlie Hebdo? È stata “una provocazione per far parlare di sé e vendere qualche copia in più. Sappiamo che è in crisi”, riflette Izzedin Elzir, imam di Firenze ed ex presidente dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia.

“Purtroppo per l’ennesima volta si confonde la libertà di espressione con l’offesa dell’altro. Charlie Hebdo ha offeso miliardi di musulmani, questa non è satira, di cui invece c’è bisogno nella società”, sottolinea Elzir. Che, a proposito dell’attentato contro Charlie Hebdo, esprime “condanna senza se e senza ma”.

“Se una persona davanti a te sbaglia, non devi sbagliare anche tu. Charlie Hebdo andava denunciato. Contro il magazine si sarebbero dovute prendere strade pacifiche e legali. E’ necessaria una risposta culturale perché la violenza non aiuta, anche quella verbale, e solo con il dialogo si può trovare un accordo”, conclude l’Imam.

Di “satira senza intelligenza”, “provocazione” e “gretta ricerca della notorietà” parla, invece, l’imam di Milano, Yahya Pallavicini, impresidente della Comunità religiosa islamica italiana.

“La libertà di opinione e di fare umorismo è una facoltà prevista dal diritto, farlo con intelligenza e buongusto è invece una sensibilità”, spiega Pallavicini. Che, riferendosi ancora agli autori di Charlie Hebdo, conclude: “La loro è una ricerca di clamore mediatico dissacrante basata sulla provocazione“, ma “tutto questo non giustifica mai alcuna reazione violenta e tantomeno attentati“.

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