I dati
Gli italiani sono i meno indebitati d’Europa: i dati Unimpresa e il ruolo della «congiuntura nazionale favorevole»
Nel 2025 il totale dei debiti finanziari delle famiglie italiane cala di 8 punti rispetto al 2021 e si attesta intorno al 56% del reddito disponibile, contro l'83% registrato nell'area dell'euro
+ Seguici su Google DiscoverLa stabilità politica giova anche al portafogli degli italiani. È quanto emerge da un’analisi del Centro Studi di Unimpresa, che registra non solo che le famiglie italiane sono «significativamente meno indebitate rispetto alla media europea», ma anche che nel 2025 hanno ridotto ulteriormente il proprio livello di esposizione finanziaria rispetto al picco registrato nel 2021. Lo studio, che analizza il rapporto tra debiti finanziari e reddito disponibile nel periodo 2010-2025, evidenzia anche come a questo risultato concorra una «congiuntura nazionale favorevole», che va dalla stabilità, appunto, alla crescita dell’occupazione e dei redditi.
Le famiglie italiane «significativamente meno indebitate» della media europea
Nel 2025 il totale dei debiti finanziari delle famiglie italiane si attesta intorno al 56% del reddito disponibile, contro l’83% registrato nell’area dell’euro: uno scarto di circa 27 punti percentuali che riflette un orientamento strutturalmente più prudente delle famiglie italiane verso il ricorso al credito. Il divario non è congiunturale, ma si mantiene costante lungo l’intero arco temporale osservato: già nel 2010 l’Italia registrava il 56% contro il 99% europeo.
Il calo di 8 punti rispetto al 2021
Sul piano dell’evoluzione nel tempo, il dato italiano segna un calo netto rispetto al 2021, anno in cui il rapporto debiti/reddito aveva raggiunto il picco del 64%. In quattro anni la riduzione è stata di circa 8 punti percentuali, con la contrazione che ha riguardato tutte le componenti: i mutui per acquisto di abitazioni sono scesi dal 34% al 30%, il credito al consumo si è stabilizzato all’11% e gli altri prestiti, che includono aperture di credito in conto corrente e mutui diversi da quelli abitativi, sono passati dal 19% al 15%.
Il ruolo della «congiuntura nazionale favorevole»
La riduzione dell’indebitamento delle famiglie italiane nasce anche grazie a una congiuntura nazionale favorevole: la stabilità politica, la crescita dei redditi, l’aumento dell’occupazione e la riduzione della precarietà lavorativa hanno rafforzato i bilanci domestici, diminuendo la necessità di ricorrere al credito. Quando il lavoro è più stabile e il reddito più certo, le famiglie si indebitano meno e i dati del 2025 ne sono la conferma. Nell’area dell’euro la flessione è stata di 12 punti, dal 95% del 2021 all’83% del 2025. Un elemento di rilievo riguarda la quota di prestiti a tasso variabile, vale a dire i finanziamenti con periodo di rideterminazione del tasso inferiore a un anno.
In Italia questa componente ha subito una trasformazione profonda: dal 79% del 2014, valore massimo del periodo, al 35% del 2025, con una riduzione di oltre 44 punti percentuali in poco più di un decennio. Nell’area dell’euro il calo è stato meno drastico ma ugualmente significativo: dal 44% del 2014 al 23% del 2025. La fase di rialzo dei tassi avviata dalla Bce a partire dal 2022 ha verosimilmente accelerato questo riposizionamento, orientando le famiglie verso contratti a rata fissa e maggiore certezza finanziaria.
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