Lampedusa scoppia di immigrati a rischio Covid. Il sindaco urla la sua rabbia a Conte

giovedì 20 agosto 18:24 - di Robert Perdicchi

“Basta con provvedimenti tampone, basta con questo silenzio assordante: lei e il suo governo non potete tacere
di fronte a ciò che sta accadendo a Lampedusa!”. A dirlo è il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, in una lettera aperta indirizzata al premier Giuseppe Conte. Le accuse sono gravi e circostanziate. L’isola è stata lasciata sola. Mentre in altri parti del Paese si fa allarmismo su scuole e discoteche, forse per motivi politici…

“Non è più accettabile che la nostra isola sia abbandonata a se stessa e che il peso dell’accoglienza sia scaricato tutto sulle nostre spalle: noi siamo i primi a voler garantire il rispetto dei diritti umani, ma non è più accettabile che per questo Lampedusa sia lasciata in balia delle più feroci speculazioni politiche”.

Lampedusa al collasso, Conte che fa?

Sulla più grande delle Pelagie gli sbarchi si susseguono ininterrottamente e l’hotspot di contrada Imbriacola, in cui a fronte di una capienza massima di 192 posti sono stipati oltre mille migranti, è ormai al collasso.

Da qui la richiesta di un intervento urgente del governo. “Presidente Conte, quanti migranti devono ancora essere ammassati nel Centro di accoglienza per potere avviare i trasferimenti da Lampedusa – scrive il primo cittadino -? Presidente Conte, quante barche di migranti devono ancora essere depositate al molo Favaloro prima che inizino le procedure di demolizione? Presidente Conte, quanto pensa ancora possa durare la pazienza dei  lampedusani? Presidente Conte, forse non è chiaro: in queste condizioni il suo governo non è in grado di garantire le norme di sicurezza, non solo sanitarie, sull’isola. Un presidente del Consiglio ha il dovere di rispettare tutti gli italiani compresa Lampedusa, che ha la sola colpa di trovarsi nel centro del Mediterraneo, al 35° parallelo”, conclude Martello.

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