M5S, Grillo e Conte: alleanza con il Pd in Liguria e Puglia. L’obiettivo è isolare Di Maio

venerdì 17 luglio 17:54 - di Valerio Falerni
Di Maio

Schema ribaltato nel giro di mezza giornata. In mattinata il “no” del tandem Grillo-Di Maio alla candidatura di Ferruccio Sansa a governatore della Liguria si trasforma, dopo pranzo, nel “sì” pronunciato all’unisono da Grillo e Crimi. Il rifiuto dell’ex-comico (e di Di Maio) a dare il via libera al giornalista del Fatto Quotidiano era stato annunciato da un retroscena di Repubblica. E non era una bufala. Quando l’ha letto, il reggente Vito Crimi ha chiamato Sansa per rassicurarlo e per dirgli di andare avanti. Lo stesso ha fatto con il Pd che chiedeva chiarimenti ad horas. I seguaci di Zingaretti in Liguria avevano ben chiaro che rischiavano di pagare un tributo fuori mercato alle lotte interne al M5S. Così hanno posto l’aut-aut: o vi chiarite nel giro di un paio d’ore o la candidatura di Sansa non esiste più.

Il comico passa dal “no” a “sì” a Sansa

Crimi lo ha riferito a Grillo, che ha subito rispolverato l’amore per il Pd mettendo da parte le riserve personali («troppo debole per sfidare Toti») espresse sul candidato pentastellato. In realtà, tra i due c’è una vecchia ruggine appena mitigata dall’amicizia del comico per il padre di Ferruccio, Adriano, in passato sindaco di Genova. Ma il ribaltamento di schema non è indolore e non riguarda solo la Liguria. Non è indolore perché ha come vittima designata proprio Di Maio, che punta proprio sul cattivo risultato delle Regionali per sbarazzarsi di Conte. Infatti – ed è il secondo punto – il terrore dell’ex-capo politico è che il premier convinca Grillo ad esportare l’alleanza anche in Puglia, la sua regione.

Di Maio deciso a resistere in Puglia, la regione del premier

L’effetto-morsa è fin troppo evidente. Per non restarne stritolato, Di Maio può contare (forse) su Di Battista e certamente sui militanti pugliesi, già sul piede di guerra a difesa della candidata Antonella Laricchia. Ma non più su Crimi, cui non pare vero poter giocare per una volta un ruolo da co-protagonista nel M5S. Insomma, tutto lascia pensare che Di Maio sia prossimo a restare isolato. Intestandosi l’obiettivo di ripetere ovunque possibile l’alleanza con il Pd, Conte comunque indica una meta. È quella di Di Maio che resta un mistero. Un dato appare certo in tanta confusione: il M5S è ormai un partito come gli altri. Anzi, peggio.

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