Vasco Rossi: vendevano biglietti falsi del tour. L’elenco dei siti truffaldini

sabato 6 giugno 13:15 - di Penelope Corrado

Hanno truffato migliaia di fan che avevano acquistato i biglietti del tour 2018 di Vasco Rossi. Individuato un sodalizio di cyber criminali che aveva clonato alcuni siti di un’importante agenzia di vendita di ticket on-line. Sei gli indagati, tre dei quali già gravati da precedenti di polizia per “reati contro il patrimonio”. L’analisi dei flussi finanziari e le evidenze probatorie raccolte dagli inquirenti hanno consentito di identificare in due giovani insospettabili professionisti della provincia di Sassari gli ideatori del progetto criminale.

L’elenco dei siti truffaldini

Tra i delitti contestati: associazione per delinquere, sostituzione di persona, turbativa della libertà dell’industria e del commercio, contraffazione del marchio, indebito utilizzo di carte di credito e truffa continuata. Oscurati gli otto siti clone su richiesta della Procura della Repubblica di Bologna al G.I.P. presso il Tribunale di Bologna. Si tratta di privatetickets.it, privatetickets.eu, vivaticket.eu, vascorossi.co, privateticket.eu, vivatickets.eu, privateticket.it e nonstoptickets.eu. Si ritiene che i proventi delittuosi per la sola frode dei falsi accessi ai concerti del tour “Non stop live 2018” si attestino su una cifra ben superiore ai 500.000.

Il tour di Vasco Rossi del 2018: 10 tappe, 455mila spettatori

Dopo il grande concerto “Modena Park” del 2017 Vasco Rossi torna negli stadi italiani, l’anno successivo, con il tour “Non stop live 2018”, registrando numeri da record: 10 tappe per un totale di 455.000 spettatori. Per molti fans però gli eventi del tour hanno riservato una terribile sorpresa. Dopo mesi di attesa, infatti, hanno scoperto che non vi era alcuna biglietteria dove poter ritirare il ticket acquistato molto tempo prima su internet.

Quanti sono i fan di Vasco truffati

Sono circa 1400 le vittime che, indotte in errore dalla denominazione dei siti, hanno creduto di trovarsi sul sito ufficiale gestito dalla Best Union Company S.p.A. La società bolognese titolare del sito internet vivaticket.it è infatti tra le vittime di questa truffa. Gli ignari fans di Vasco Rossi hanno quindi effettuato il pagamento (come indicato dal sito) del ticket. Il giorno del concerto, avendo nel frattempo ricevuto, tramite corriere, il “qrcode” da presentare in biglietteria per il ritiro, hanno realizzato che erano stati truffati. Ovviamente, il codice in loro possesso non era valido.

I truffatori hanno usato illecitamente il marchio vivaticket

La Best Union Company S.p.A., unica società autorizzata a vendere i biglietti per il concerto dell’artista di Zocca, a seguito delle centinaia di segnalazioni di utenti truffati, ha denunciato quanto accaduto alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bologna che ha avviato un´articolata attività di indagine a seguito della quale gli investigatori hanno successivamente individuato otto siti “cloni”, creati ad hoc per richiamare l´aspetto grafico di quello ufficiale, sui quali era stato illecitamente pubblicizzato il marchio registrato “Vivaticket”. I siti internet, le sim telefoniche e i conti correnti utilizzati per ricevere i pagamenti delle false prenotazioni per i concerti, erano intestati a dei prestanome. Un sessantunenne di Albignasego (Pd) e un carpentiere moldavo di Fontaniva (Pd). L´iscrizione nel registro delle imprese risultava indispensabile ai truffatori per poter ottenere la convenzione con i circuiti di pagamento con carte di credito.

Un’indagine partita da Bologna e arrivata in Sardegna

A fare da “gancio” coi prestanome, un quarantenne di Sandrigo (VI) che era in contatto costante con i reali ideatori della truffa tramite Skype. L´attività investigativa, eseguita mediante l´analisi delle connessioni telematiche ai conti correnti utilizzati dai malviventi, ha consentito di rilevare come le utenze mobili utilizzate agganciassero “celle” del territorio sardo. Al fine di preservare l´anonimato, i malviventi, dopo vari trasferimenti di denaro da un conto corrente all’altro, riciclavano il provento dellattività delittuosa in criptovaluta Bitcoin.

Riciclavano i proventi della truffa in bitcoin

A marzo, due perquisizioni in Sardegna, hanno portato al sequestro di un tablet ed alcune sim card. Due di queste particolarmente importanti per le indagini. Le due schede risultavano, infatti, connesse alle stesse celle delle sim dati utilizzate per le frodi. A riprova che i due indagati avevano avuto nella loro disponibilità anche queste ultime e quindi delle loro responsabilità quali ideatori del progetto criminale.

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