Buzzi parla di quella sinistra che nessun magistrato manda a processo

21 Giu 2020 12:51 - di Francesco Storace

È impressionante quello che tocca ascoltare da Salvatore Buzzi, già capo della cooperativa 29 giugno (sinistra sinistra) e coinvolto dai magistrati nello scandalo Mafia capitale che mafia non era.

Non è una novità ciò che ripete: “Tutti mi chiedevano soldi, favori, assunzioni“. Lo ha ridetto a Radio Radicale. Ma non tutti sono stati trattati alla stessa maniera da una magistratura che ha troppe cose da chiarire. Il caso Palamara – che pure aveva interessanti relazioni con Nicola Zingaretti – lo testimonia.

Buzzi e la sinistra che non si tocca

A Roma c’è stata probabilmente una trama che ha mirato al bersaglio grosso a destra e ha colpito pesci piccoli a sinistra. E lo stesso Buzzi avrebbe il dovere di essere molto più preciso quando parla.

Anche perché non è vero che “tutti” gli “chiedevano soldi, favori, assunzioni”. Tutti chi? Finora sappiamo solo dei soldi apparentemente versati per le campagne elettorali. Per altri, quei quattrini sono prova di corruzione. Per alcuni no.

A me è capitato di fare tre campagne elettorali per le elezioni regionali del Lazio: contro ho avuto tre candidati. Erano Piero Badaloni, Piero Marrazzo, Nicola Zingaretti.

E’ vero che ha dato soldi a tutti e tre i candidati della sinistra o no, Salvatore Buzzi? È una domanda che esige solamente la risposta. Anche se ne conseguirebbe un “perché?” grosso come una casa. Io non ebbi il privilegio di avere quattrini da Buzzi. Non frequentavo né lui né Massimo Carminati. E nemmeno chiesi “favori o assunzioni”. Quei tre miei avversari – aldilà dei risvolti penali, che a sinistra si superano abbastanza agevolmente – possono dire la stessa cosa? Tutti chi?

Perché pagava quei candidati alle regionali?

La magistratura romana che tipo di indagini ha fatto su quei finanziamenti? Il dottor Pignatone, buon amico di quel Palamara che chattava volentieri con Zingaretti, può chiarire questo punto?

Nel Lazio, nella scorsa legislatura, approvammo una legge – su iniziativa mia e del consigliere Righini di Fratelli d’Italia – che spezzava la catena di collegamento economico tra cooperative e partiti politici. È rimasta lettera morta. Il presidente Zingaretti è in grado di spiegare perché non si è varato neppure uno straccio di regolamento in proposito?

E’ ora di parlare. Non rischiate nulla penalmente. Perché su di voi nessuno interviene (come dimostra anche l’incredibile vicenda delle mascherine della regione Lazio e le decine di milioni di euro finite chissà dove). Ma sul profilo morale c’è l’obbligo di dire finalmente la verità. Noi non ci stancheremo di scriverlo. Statene certi.

 

 

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