Morra rompe il silenzio sul caso Di Matteo. Delmastro: «Era meglio quando stava zitto» (video)

martedì 5 maggio 13:15 - di Viola Longo
morra

Prima un lungo silenzio, poi un tardivo intervento via Facebook che ha fatto rimpiangere l’afasia. Il presidente dell’Antimafia Nicola Morra, alle prese con la sconcertante vicenda Di Matteo-Bonafede appare in grave difficoltà. E, soprattutto, porta a pensare che “la connivenza sia ormai il tratto distintivo dei pentastellati in materia di giustizia”. A sottolinearlo è il deputato di FdI, Andrea Delmastro, che chiosa: “Bella fine!”.

Delmastro: “Che bella fine i Cinquestelle!”

Delmastro, che è stato fra i più attivi prima nel cercare di prevenire e poi nel denunciare lo scandalo della scarcerazione dei boss, ieri aveva notato “l’assordante e imbarazzante silenzio del presidente grillino della commissione Antimafia”. “Si sente solo – aveva aggiunto – il silenzio triste e imbarrazzante della complicità con il fido Bonafede“. Dopo queste dichiarazioni, però, Morra aveva deciso di parlare. E Delmastro oggi rivela: “Mi pento di avergli chiesto di farlo”. “Confuso e confusionario il Presidente Morra, incalzato dalla scandalo, precisa che approfondirà, ma un secondo dopo assicura che Bonafede non ha colpe né per la scarcerazione dei mafiosi, né per la mancata nomina di Di Matteo. Ha già approfondito? Come? Con quali mezzi? L’antimafia – sottolinea Delmastro – è una cosa seria, non lo strumento per la propaganda grillina senza alcun rispetto per le istituzioni”. “Morra in un secondo assume le vesti di Pubblico ministero, di avvocato di ufficio e di giudice connivente. La connivenza è ormai il tratto distintivo dei pentastellati in materia di giustizia: bella fine!”, conclude il deputato di FdI.

Per Morra è tutto solo un “qui pro quo”

Morra ha deciso di rompere il silenzio nella tarda serata di ieri, scegliendo la modalità informale della diretta Facebook in maglietta, come se la questione non avesse bisogno di una decisa presa di posizione istituzionale da parte del presidente dell’Antimafia. E, d’altra parte, al di là dei toni infervorati, le sue parole sono state tutt’altro che decise. Per Morra, in fondo, è stato tutto un equivoco, un “cortocircuito”, un “qui pro quo”, sul quale “questo è il mio auspicio, si dovranno chiarire il ministro Bonafede e Di Matteo“. Insomma, a quanto pare, per Morra uno scontro di tale portata e di tale gravità tra un magistrato del Csm e il ministro della Giustizia andrebbe risolto alla stregua di una bega tra comari che si sono parlate alle spalle. Va da sé, “in buona fede”, come ha sostenuto per esempio Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi sul Fatto Quotidiano.

Commenti

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  • alessandro decclesis 10 maggio 2020

    Ma chi è questa comparsa grillina ? da dove viene??, forse neanche lui capisce che è stato messo li da un buffone/comico e da un avvocato che li piazza in tutte le “stanze” solo per non dargli fastidio al suo “silenzioso colpo di stato”, vedi pure il bibitare, messo al ministero degli esteri perché doveva toglierselo dalle palle. Onorevoli della destra, state attenti al foggiano che si è protetto dal prete Che-Guevara argentino e dal PDR

  • aldo 5 maggio 2020

    Questo insignificante essere, come tutti i 5 stalle andrebbe messo in condizioni di non nuocere………………………………invece parla, ovviamente a vanvera!!!!!
    Bisogna liberarsi di loro!!!!

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