Fase 2, allarme dei tatuatori: “Riapriamo anche noi ma attenti ai tatuaggi fatti in casa”

lunedì 18 maggio 17:30 - di Redazione

Riaprono gli studi di tatuaggi, ma non senza difficoltà. “Fino all’ultimo norme poche chiare, in dubbio la stessa riapertura dell’attività di tutta la categoria, in quanto nelle disposizioni governative non si parlava di tatuatori nello specifico, ma in generale di servizi alla persona. Poi, dietro nostre istanze, è arrivato finalmente l’inserimento esplicito e il via libera in alcune regioni, tra cui il Lazio”. A dirlo all’Adnkronos Paolo Core, proprietario di due studi di tatuaggi a Roma (Core Latino e del Korpus Domini) e fondatore dell’Associazionetatuatori.it che dal 2000 si batte per i diritti dei tatuatori in Italia.

Tatuaggi, è allarme fai da te

“Assurdo, perché noi siamo tra i professionisti – spiega Core – che da sempre lavorano nella massima sicurezza con tutta l’attenzione possibile a norme igienico-sanitarie per evitare infezioni. Ora qualche precauzione in più ma l’unica vera novità sarà la visiera in plexiglass per il tatuatore e mascherine, camici e guanti usa e getta per i clienti, perché le distanze tra loro, anche per questioni di privacy, erano già garantite prima. L’agenda degli appuntamenti sarà organizzata in maniera tale che non entri più di una persona per volta nei locali e in orari prestabiliti”. E almeno all’inizio saranno gestite le prenotazioni sospese dal lockdown. I dispositivi di sicurezza messi a disposizione per i clienti stanno creando qualche difficoltà.

Il tatuaggio del Covid-19? “Una richiesta macabra”

“Il reperimento non è facile e non dico una cosa nuova se parlo di sciacallaggio dei prezzi”, lamenta Core. “Stesse criticità per diversi miei colleghi”, aggiunge Core che da anni organizza l‘International Tattoo Expo di Roma. “Nonostante le spese (sanificazioni anche se non obbligatorie e altro), il pagamento degli affitti mai bloccati durante il lockdown, scongiureremo l’aumento dei prezzi dei tatuaggi”. “Siamo una categoria – prosegue Core – davvero messa in ginocchio dal lockdown avvenuto nel periodo di maggior lavoro per i tatuatori, tra marzo e luglio, ingenerando, peraltro, anche più abusivismo: durante la chiusura c’è chi si è rivolto ad abusivi della professione con tutti i rischi che possiamo immaginare. Sul web girano immagini di tattoo palesemente fatti in casa con scritto ‘Covid-19’. A noi fortunatamente per ora nessuno ha fatto una richiesta così macabra”.

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