Coronavirus, smentite le fake news del Pd. In Lombardia mortalità inferiore a New York e Madrid

17 Apr 2020 13:45 - di Redazione
Coronavirus, esami con termoscanner

A 30 giorni dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus, i tassi di mortalità più alti sono quelli di New Yrk e Madrid mentre la Lombardia è sotto la media.

Lo scenario è il risultato di uno studio condotto dai ricercatori di Igiene e Sanità pubblica dell’Università Vita-Salute San Raffaele. E smentisce molti falsi miti. Ma, soprattutto, dovrebbe togliere argomenti alle vergognose speculazioni politiche del Pd e di Zingaretti che stanno cercando, a più riprese, di gettare palate di fango sulla Sanità lombarda.

“I tassi cumulativi di mortalità più alti a 30 giorni dall’inizio dell’epidemia” di nuovo Coronavirus “sono stati registrati nelle aree di New York (81,2 per 100 mila) e Madrid (77,1 per 100 mila)”, spiega lo studio. CHe chiarisce come “la Lombardia (41,4 per 100 mila) è sotto la media. Ed è l’unico caso in cui la metropoli capoluogo (Milano) non sia stata investita massicciamente dall’onda epidemica“.

Quelli rilasciati sono dati preliminari. Ma chiariscono molto bene il vero scenario dell’espansione di cntagi del Coronavirus.

Il lavoro analizza la diffusione dei contagi da Coronavirus in 6 ambiti metropolitani. Aree che circondano grandi agglomerati. E che, oltre a condividere consolidati scambi con la Cina, presentano caratteristiche simili per demografia, attività commerciali e grandi spostamenti di persone.

E dunque i ricercatori del San Raffaele prendono in considerazione l’area metropolitana di New York . Che conta 8,6 milioni di abitanti. Poi la regione di Parigi, l’Île-de-France, con 12,3 milioni di persone.
Quindi la Greater London, con 9,3 di abitanti e l’area di Bruxelles-Capital, con 1,2 milioni.
Infine la Comunidad autonoma di Madrid abitata da 6,6 milioni di persone e la Lombardia con 10 milioni.).

La ricerca analizza le ragioni dei dati raccolti attraverso un confronto delle misure di contenimento adottate e del ruolo svolto dalla rete ospedaliera.

“Il nostro lavoro evidenzia come si sia imposto un “falso mito” che attribuisce alla Lombardia un eccesso di mortalità da Covid-19“, afferma Carlo Signorelli, ordinario di Igiene e Salute pubblica all’ateneo Vita-Salute e primo autore dello studio.

“Le due realtà metropolitane dove fino ad ora l’epidemia si è diffusa maggiormente sono state New York e Madrid“, osserva il docente.

“Mentre la Regione Lombardia, prima area occidentale ad essere interessata dall’epidemia e quindi potenzialmente meno preparata, ha mostrato dati complessivi di mortalità sì alti in termini di casi, ma inferiori, in proporzione alla popolazione residente, a 3 delle altre aree considerate e con un tasso di mortalità cumulativa al 30esimo giorno inferiore rispetto alla città metropolitana di New York, alla Comunidad Autonoma di Madrid e alla provincia metropolitana di Bruxelles“.

A questo dato positivo – ragionano gli autori – può avere contribuito il fatto che l’epidemia non ha investito il capoluogo metropolitano di Milano, ma solo alcune città limitrofe”.

“Due – secondo lo studio sull’espansione del Coronavirus – possono essere stati i fattori che hanno contribuito positivamente a “difendere” l’area metropolitana a più alta concentrazione di popolazione e con i maggiori interscambi commerciali”.

“Da un lato – spiegano i ricercatori – l’efficacia e la tempestività dei provvedimenti di contenimento e mitigazione delle autorità pubbliche. Che hanno ridotto gli assembramenti. E, quindi, il rischio di contagio. Dall’altro l’efficacia e la sicurezza delle cure erogate dalle strutture ospedaliere che hanno ricoverato i pazienti Covid-19“.

“In tutto il mondo gli ambiti sanitari sono stati i maggiori propulsori di questa epidemia – osserva lo studio. – Ma nell’area milanese gli ospedali non hanno, per fortuna, sino ad ora svolto la funzione di moltiplicatore di casi. Come invece è accaduto in realtà ospedaliere di piccole dimensioni e a bassa densità di cura”.

“In realtà – aggiunge Signorelli – in Lombardia, nella Greater London e in parte anche a Parigi, realtà con sistemi sanitari a base pubblica e dove le autorità sanitarie hanno sottoscritto rapidamente accordi formali con le strutture ospedaliere private per far fronte all’aumentata richiesta di assistenza, l’abbassamento e la dilazione della curva epidemica sono state più favorevoli”.

“Le cure emergenziali sono state erogate gratuitamente in tutte le 6 realtà considerate dal nostro studio. Ma Lombardia e Greater London potrebbero aver combinato all’efficacia dei sistemi ospedalieri il fatto di avere sistemi sanitari pubblici“.

“Questi dati – conclude il docente – dicono che non esiste un “caso Lombardia” quanto ad eccesso di mortalità. E che il rapido adeguamento della rete ospedaliera, unito alle accortezze osservate dai cittadini e ai lock down imposti dalle istituzioni, ha saputo limitare la diffusione dell’epidemia nell’area a più alta densità abitativa”.

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