Coronavirus, addio a Lucia Bosé, musa di Antonioni scoperta da Visconti. L’annuncio del figlio Miguel

lunedì 23 Marzo 16:27 - di Prisclla Del Ninno
Lucia Bosè foto dalla pagina Facebook di Miguel Bosè bis

Lucia Bosé è morta oggi a Madrid a 89 anni compiuti lo scorso mese di gennaio. Ne dà tristemente notizia il figlio Miguel sulla sua pagina Facebook. E lo conferma il sito online di El Pais. Nella martoriata Spagna alle prese con una durissima epidemia che sta duramente colpendo i suoi abitanti, oggi l’annuncio della scomparsa dell’attrice aggiunge dolore a dolore.  Di lei restano i film e un’allegria contagiosa. Oltre al coraggio di andare sempre controcorrente. Dimostrato anche quando, in una sua biografia recente, (“Lucia Bosè. Una biografia” di Roberto Liberatori- Edizioni Sabinae, pp. 404, 18 euro), parlando dello scempio di Piazzale Loreto, si disse «devastata da quello “spettacolo” bestiale» di corpi appesi a testa in giù. Un’immagine di cui, scriveva, «serberà un ricordo doloroso per tutta la sua vita».

Addio a Lucia Bosè, morta oggi a Madrid

Intelligente. Carismatica, l’attrice nata nel 1931 a Milano è una delle più famose ex Miss Italia: titolo vinto nel 1947 che le riconosceva, già allora, fascino e bellezza, avendo la meglio su Gina Lollobrigida e Gianna Maria Canale. Lei, filiforme ed elegante, emersa in un’epoca che, di lì a poco, avrebbe premiato modelli femminili decisamente più prorompenti. Una fisicità tutt’altro che da maggiorata, la sua degli esordi, che ha fatto breccia nel cuore dei più importanti registi di sempre. Il cinema, infatti, le ha aperto subito le sue porte. E la Bosé è entrata dall’ingresso principale. Esordendo nel 1950 con Giuseppe De Santis, che la vuole sul set di Non c’è pace tra gli ulivi. Per lui l’attrice appena agli esordi, veste i panni di una pastorella ciociara; ma sarà con Cronaca di un amore, diretto nello stesso anno da Michelangelo Antonioni, che la trasforma da ragazza del popolo in creatura raffinata e sofisticata, protagonista al centro di una crisi sentimentale e psicologica.

Una vita di successi e di incontri con registi importanti

Il passo successivo la vedrà debuttare nella commedia con Le ragazze di Piazza di Spagna di Luciano Emmer. Con lui e con Francesco Maselli, l’attrice partecipa a diverse commedie accanto a quello che è il suo fidanzato di allora, Walter Chiari. Ma il vero salto verso il successo accreditato Lucia Bosè lo compie con la Signora senza camelie, sempre di Antonioni. Film che pone al centro della scena, e con spirito critico, il problema delle ragazze che arrivano alla notorietà del cinema solo grazie alla loro bellezza. Da lì in poi, da Bunuel a Bolognini, passando per i fratelli Taviani. E fino al titolo del 1971, Ospite, di Liliana Cavani, Lucia Bosè ha inanellato una serie di successi cinematografici, applauditi dalla critica e promossi dal pubblico. Arrivando a lavorare con cineasti del calibro di Jean Coctaeu e Federico Fellini. Accreditando talento e successo. Lei, una commessa della pasticceria milanese Galli, notata da Luchino Visconti. Emersa alle luci della ribalta e valorizzata da registi italiani “impegnati” come Francesco Rosi, Tonino Cervi, fino a Roberto Faenza. A cui il mondo ha invidiato anche il matrimonio con il torero Luis Miguel Dominguín, con il quale ha avuto tre figli: Miguel Bosé, Lucía Dominguín e Paola Dominguín. Oggi Lucia Bosè lascia loro e 10 nipoti.

 

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