Lucia Bosè: «Piazzale Loreto è tra i ricordi più dolorosi della mia vita»

sabato 26 ottobre 14:03 - di Federica Argento
Lucia Bosè

Quando nel 1947 Lucia Bosè viene eletta Miss Italia è solo una ragazzina milanese di 16 anni a cui la guerra ha tolto tutto. Ma non la speranza di un destino diverso da quello a cui le umili origini sembravano destinarla. A 14 anni un’esperienza terribile che non dimenticherà mai. Si aggira per Piazzale Loreto a Milano in mezzo alla folla che inveisce contro i cadaveri appesi a testa in giù di Benito Mussolini e Claretta Petacci. Lei invece è scossa, devastata  da quello ‘spettacolo’ bestiale di cui serberà un ricordo doloroso nell’arco della sua vita. E’ una passaggio su cui si sofferma nella sua biografia fresca di stampa. L’impatto con quella scena rimane una ferita,  racconta una delle icone del cinema italiano del dopoguerra.

“Lucia Bosè. Una biografia’”di Roberto Liberatori (Edizioni Sabinae, pp. 404, 18 euro) è il titolo del libro che l’attrice ha presentato a Roma, in occasione della festa del cinema.  Nata da una famiglia di operai nel 1931, la Bosè con una buona dose di pazienza e un atteggiamento di eterno apprendistato verso la vita, riesce a trasformarsi in una delle donne più ammirate del ‘900. Ambasciatrice di un’idea di bellezza italiana nel mondo assieme ad altre star della sua generazione: Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Sophia Loren. Diventa amica di Luchino Visconti che la ospita nella sua villa romana. Lavora con Antonioni, Soldati e De Santis. Si fidanza con Walter Chiari ma trova il grande amore nel torero spagnolo Dominguin.

Anche nel corso di una delle presentazioni romane Lucia Bosè si è soffermata sul capitolo Piazzale Loreto: “Andai con altri bambini e ho visto Mussolini e Claretta Petacci appesi a un metro da me. Sono scappata via subito per la paura mentre tutti gli buttavano pomodori e patate”, ha raccontato.

L’impatto di Lucia Bosè sul pubblico che affolla le sale cinematografiche degli anni Cinquanta è stato immediato. Ma lei sceglie di dedicarsi al suo ruolo preferito di moglie e madre con un matrimonio destinato a riempire le pagine di cronaca rosa ma con un epilogo indesiderato: i continui tradimenti del torero la spingeranno a chiedere la separazione nel 1967, in una Spagna in cui solo un uomo poteva ripudiare una donna e non viceversa. Ma lei non si perse d’animo e ottenne da Dominguin il divorzio e l’affidamento dei figli, tornando a fare l’attrice per mantenerli. «Non mi piace guardarmi alle spalle. Ho vissuto momenti deliziosi e ho anche sofferto molto, però entrambe, allegria e tristezza le prendo per buone. In fondo le risa e il pianto di quei giorni hanno formato la persona che sono oggi».

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