Via D’Amelio, Fiammetta Borsellino a Di Matteo: «Di mio padre non avete capito nulla»

lunedì 3 Febbraio 19:03 - di Redazione

Fiammetta Borsellino e Nino Di Matteo. La memoria e il teorema. Che tuttavia non coincidono. Piuttosto divergono. L’ex pm, oggi al Csm, ripete i suoi convincimenti a verbale a Caltanissetta. Depone al processo sui depistaggi per la strage di via D’Amelio, l’attentato a Paolo Borsellino. Ma la figlia del magistrato assassinato dalla Mafia non ci sta. E non tace. Anzi, lo dice chiaro e tondo: «Mi sento delusa, amareggiata e arrabbiata». La tesi di Di Matteo è nota: 1) l’attentato non fu solo Mafia; 2) i depistaggi ci sono stati; 3) Scarantino non era del tutto credibile; 4) la sparizione dell’agenda rossa di Paolo Borsellino; 5) il possibile ruolo dei Servizi o di parte di essi. Tutto già noto e ribadito adesso in udienza. Ma, appunto, la figlia del giudice ammazzato non mostra alcuna soddisfazione.

L’accusa di Fiammetta Borsellino

“Mi veniva quasi di mettermi in gabbia in quell’aula di giustizia – dice fuori dall’aula- mi sento ingabbiata. Penso che c’è un’enorme difficoltà a fare emergere la verità. Non ho constatato da parte di nessuno una volontà di dare un contributo al di là delle proprie discolpe personali per capire quello che è successo e questo mi fa molto male. Io penso che di mio padre non abbia capito niente nessuno di questi magistrati“. In effetti quella dell’ex pm è stata la riproposizione di un teorema. Che da anni ha l’onore delle prime pagine. E che però non ha ancora portato alla verità.

Di Matteo: più filoni di indagine

“Noi avevano chiara una cosa: rispetto ai programmi originari di Cosa nostra di uccidere Paolo Borsellino era intervenuto un fatto improvviso di accelerazione delle stragi mafiose” ha detto Di Matteo. Che faceva parte del pool che indagava a Caltanissetta sulla strage di Via D’Amelio. “C’era una fretta di uccidere Borsellino. Parallelamente si attivarono una serie di investigazioni che riguardavano alcune anomalie o alcune acquisizioni relative alla strage di Capaci o di presenze di soggetti diversi da coloro che erano stati individuati all’interno di Cosa nostra”. “Sulle causali ci furono più filoni – dice ancora il consigliere del Csm – uno dei quali si cominciò a concretizzare nell’ultimo periodo che ero a Caltanissetta”. Cita anche il processo trattativa Stato-mafia, “un altro filone era quello del rapporto mafia-appalti, però noi avevamo chiara una cosa, cioè che rispetto ai programmi originari della mafia era intervenuto un fatto improvviso di accelerazione delle stragi”.

«Scarantino, affidabilità limitata»

“Noi, alla fine, su Vincenzo Scarantino abbiamo dato un giudizio di attendibilità assai ma assai limitata, perché nel processo ter non lo abbiamo neppure inserito nella lista dei testimoni, nemmeno lo abbiamo voluto inserire nella lista dei testimoni. E nei confronti di chi era accusato esclusivamente da Scarantino abbiamo chiesto l”assoluzione di tre dei revisionati. Questo non viene detto da nessuno”.

“Ipotesi di coinvolgimento dei Servizi” nell’assassinio di Borsellino

“All’epoca l’ipotesi investigativa era che ci fosse un coinvolgimento dei Servizi di sicurezza nelle stragi. Ma noi non ci siamo fatti aiutare dai Servizi, noi abbiamo indagato sui Servizi o almeno su parte di questi. E alcuni soggetti li abbiamo anche mandati a processo”. Di Matteo, rispondendo alle domande dell’avvocato di parte civile, Rosalba Di Gregorio, ha ribadito di avere indagato “sui servizi, o su parte di essi” ma di non avere collaborato con essi nelle indagini. Gli imputati per calunnia aggravata sono i poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, ex componenti del gruppo ‘Falcone-Borsellino’ della Squadra mobile di Palermo che si occupò di gestire proprio Vincenzo Scarantino.

La replica della figlia di Borsellino

“Sembra che tutto quello che riguarda la vicenda di Scarantino e del depistaggio sia avvenuto per le virtù dello spirito santo – dice – Sembra che la vicenda Scarantino si solo un segmento molto piccolo di una indagine, anzi ha dato una incidenza molto importante. Ci si riempie la Bocca del lavoro in Pool, ma tutte le volte in cui si chiede come mai non sapessero nulla dei colloqui investigativo cadono tutti dalle nuvole”. “Tutti dicono che sono venuti in un momento successivo – conclude – ma ciò non vuol dire non venire a sapere ciò che accadeva prima”.

 

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