“Foibe ed esodo”: venti pannelli per non dimenticare. Inaugurata la mostra alla Fondazione An

lunedì 10 febbraio 15:21 - di Stefania Campitelli
foibe

“Foibe ed esodo.Una storia italiana, una storia europea”. Venti pannelli per ricordare le vittime dell’odio titino e gli oltre 300mila esuli giuliano dalmati fuggiti dalla pulizia etnica contro gli italiani. E strappare e dall’oblio  il genocidio che si è consumato ai confini orientali nell’immediato dopoguerra.

La mostra itinerante, inaugurata in occasione del Giorno del Ricordo, è allestita nei locali della Fondazione Alleanza nazionale (via della Scrofa 43). Ed  è visitabile fino al 16 febbraio. L’iniziativa è stata promossa dall’eurogruppo Ecr, raggruppamento conservatori europei,  in collaborazione con Fratelli d’Italia.

Inaugurata la mostra “foibe ed esodo”

Foto, immagini, dipinti, titoli di giornali, cartine geografiche ed etniche. Per ricostruire le tessere di un grande mosaico. Che va dagli albori dell’Istria italiana, 2000 anni fa,  passando per Venezia, la prima guerra mondiale, il  fascismo e il secondo conflitto mondiale. L’ultimo pannello riporta due dichiarazioni tratte dai discorsi dei presidenti Napolitano e Mattarella in occasione del Giorno del ricordo. Che negano la vulgata resistenziale smontando  qualsiasi tesi negazionista e giustificazionista. Che ancora ispirano gli atteggiamenti e le iniziative dell’Anpi.

Venti pannelli per riannodare i fili di una storia negata

La mostra, curata da Emanuele Merlino, giornalista e scrittore, è un contributo di forte impatto visivo. Per riannodare i fili strappati di una storia ingombrante. E negata per decenni. Grande risalto è stato dato alla vicenda drammatica e simbolica di Norma Cossetto. Alla quale Merlino ha dedicato un libro-fumetto edito da Ferrogallico. Foiba rossa. Norma Cossetto storia di un’Italiana. La studentessa universitaria istriana torturata, violentata e gettata in una delle tante foibe che caratterizzano il territorio della Venezia Giulia insieme ad altri 25nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943.

La mostra è frutto di un lavoro di squadra che ha permesso la realizzazione di un grande affresco  sull’immane tragedia degli infoibati. E sul clima di violenze e terrore instaurato dai partigiani agli ordini di Tito. Le giovani generazioni sono gli interlocutori privilegiati della mostra storico-divulgativa (la grafica è curata da Andrea Moi).  È un contributo prezioso. Che si lega alle tante iniziative che nel corso degli ultimi anni hanno permesso di sottrarre alla memoria di pochi una delle pagine più buie della storia nazionale. Negata ostinatamente dall’Italia ufficiale. Dai libri di testo scolastici, che definivano distrattamente le foibe “cavità naturali del terreno carsico”. Dalla retorica resistenziale. Dai governi democristiani.

Oltre al curatore, all’inaugurazione erano presenti l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini. I parlamentari Paolo Trancassini e Federico Mollicone. I presidente della Fondazione An, Giuseppe Valentino,  il presidente di FederEsuli, Antonio Ballarin. «La tragedia nazionale del Giorno del Ricordo è ancora una ferita aperta. Con sacche di negazionismo e revisionismo ancora esistenti», ha sottolineato Mollicone nel corso della presentazione. «Abbiamo chiesto con atti parlamentari la revoca della medaglia al valor civile a Tito. E  la trasformazione di Anpi in un archivio storico, dato che ad oggi fa proselitismo, addirittura con iscritti minorenni».

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