Castiglione D’Adda, il parroco incoraggia i fedeli: «Siamo forti, sono sicuro che ce la faremo»

sabato 29 Febbraio 17:47 - di Redazione
Castiglione D'Adda

A Castiglione D’Adda c’è il deserto. «Dopo una settimana di isolamento la tenuta psicologica comincia a mostrare qualche crepa. Il fatto poi che aumentino i decessi non aiuta. Di positivo c’è il ritorno a casa di alcuni malati e il fatto che altri, positivi al test, non mostrino alcun sintomo. Sono convinto, quindi che le la faremo, siamo gente forte». Così all’Adnkronos, monsignor Gabriele Bernardelli, il parroco del comune del Lodigiano inserito nella zona rossa.

Castiglione D’Adda, dal parroco messaggi di speranza

Il parroco di Castiglione D’Adda è in continuo collegamento via social con la comunità dei residenti. A loro invia messaggi di speranza. Sempre per loro celebra via streaming l’Eucarestia. Monsignor Bernardelli non mostra particolare disagio a ritrovarsi in una chiesa vuota. «La chiesa è vuota solo fisicamente. O meglio, la chiesa di mura è vuota, ma essa è solo il segno della Chiesa fatta di pietre vive, che sono le persone. Quando celebro li sento tutti vicini come nei giorni delle grandi feste che abbiamo vissuto in questi anni. E so che torneranno questi momenti, probabilmente con un gusto nuovo».

Il ricordo dell’Addio ai monti dei “Promessi Sposi”

Domani il parroco di Castiglione D’Adda farà la seconda celebrazione domenicale al tempo del coronavirus. Monsignor Bernardelli si prepara con il Vangelo che narra le tentazioni di Gesù nel deserto. «Cercherò di aiutare me e la mia gente a identificare quali possano essere le tentazioni connesse alla prova che stiamo vivendo. Lo farò per cercare di superarle con le modalità che ha adottato Gesù e ricorderò cosa dice Manzoni nell’Addio ai monti dei Promessi Sposi e cioè che Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande», conclude monsignor Bernardelli.

Lo sfogo di un medico di famiglia

Pochi giorni fa lo sfogo di un medico di famiglia a Castiglione D’Adda. «Siamo stati un po’ delle cavie»m aveva detto. «L’unica cosa che speriamo è che la situazione venga presa in mano a livello nazionale. Servono due cose minime. La prima è che bisogna dotare di presidi di protezione i medici. E questi protocolli di protezione vanno usati già adesso, senza aspettare che si presenti il primo caso positivo al nuovo coronavirus. E poi va istituito un sistema di prenotazioni e di gestione delle visite solo su appuntamento, per evitare che i pazienti si presentino direttamente in ambulatorio magari con una sospetta Covid-19».

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