Trump avverte l’Iran: pronti a colpire 52 siti. Come i 52 ostaggi americani

domenica 5 gennaio 12:15 - di Redazione

Il presidente Usa Donald Trump avverte l’Iran che gli Stati Uniti hanno giá individuato 52 siti. E sono pronti a colpirli duramente se Teheran attaccherà interessi americani reagendo, così, all’uccisione del generale Soleimani da parte degli Usa.

Nell’escalation bellica che sta velocemente prendendo forma anche le suggestioni psicologiche hanno la loro parte.

Trump non ha scelto a caso il numero dei 52 target da colpire

Trump non ha scelto a caso la quantità – ma neanche la tipologia – dei 52 target iraniani che potrebbero essere martellati dai missili statunitensi.

Cinquantadue è un numero altamente evocativo nell’aspro confronto fra Usa e Iran. “Cinquantadue rappresentano i 52 ostaggi americani presi dall’Iran molti anni fa”, spiega Trump nel suo messaggio via Twitter lanciato a Teheran.

Il presidente americano affida al microsocial la lettera di minacce rivolte all’Iran.

“Che questo serva da AVVISO. Che se l’Iran colpisce qualsiasi americano o beni americani, abbiamo preso di mira 52 siti iraniani (che rappresentano i 52 ostaggi americani presi dall’Iran molti anni fa)” ha twittato il presidente Usa. Che, poi, ha descritto alcuni di quegli obiettivi come “di altissimo livello e importanti per l’Iran e la cultura iraniana“.

Gli obiettivi, ha aggiunto Trump, “saranno colpiti in maniera molto veloce e dura. Gli Stati Uniti non vogliono più minacce!”.

Il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, aveva minacciato gli Stati Uniti di “aspre rappresaglie” per l’attacco, avvenuto vicino all’aeroporto di Baghdad.

Nell’attacco con missili portati da droni è stato ucciso il generale Qassem Soleimani, in quella che il Pentagono ha definito “un’azione difensiva”.

L’attacco è stato ordinato da Trump, che lo ha giustificato dicendo che Soleimani “stava progettando di uccidere molti più” americani.

Il presidente iraniano Hassan Rohani ha dichiarato che il suo Paese “vendicherà” la morte del generale.

“Gli Stati Uniti hanno appena speso duemila miliardi di dollari in equipaggiamento militare. Siamo i più grandi e di gran lunga i MIGLIORI al mondo!” ha twittato ancora Trump.

“Se l’Iran attacca una base americana, o qualsiasi americano, invieremo loro alcune di quelle nuove meravigliose attrezzature… e senza esitazione!”.

Teheran: colpiremo quando farà più male a Trump

“Ci hanno attaccato e noi contrattacchiamo. Se attaccano di nuovo, cosa che consiglio vivamente di non fare, li colpiremo più duramente di quanto non siano mai stati colpiti prima!”.

Ma da Teheran arrivano reazioni gelide.

“Gli iraniani non sono emotivi. Non si vendicano tanto per vendicarsi. Il colpo vero lo riserveranno al momento più opportuno, colpiranno nel momento in cui farà più male a Trump“, dicono all’Adnkronos alcune  fonti a Teheran. Che descrivono “un’atmosfera cupa e battagliera in tutto il Paese”.

 

 

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  • Francesco Ciccarelli 6 gennaio 2020

    C’è una partita in Medio Oriente che va avanti da vent’anni: gli Stati Uniti si appoggiano alle potenze locali – l’aggressivo Israele e l’ambigua Arabia Saudita – e, contemporaneamente, ignorano gli altri interlocutori e gli errori che hanno causato disastri nella regione.

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