Soleimani, in migliaia ai funerali a Bagdad gridano “Morte all’America” (video)

sabato 4 gennaio 19:07 - di Redazione

Ai funerali di Qassem Soleimani, il generale iraniano ucciso da un raid Usa, hanno partecipato migliaia di persone a Bagdad, scandendo “Morte all’America”. Poi martedì i funerali di Soleimani nella sua città natale, Kerman, nel centro del Paese. Intanto il presidente iraniano, Hassan Rouhani, minaccia: “Non si sono resi conto di quale grande errore hanno fatto – ha detto – vedranno gli effetti di questa azione criminale non solo oggi, ma negli anni a venire. Il crimine dell’America rimarrà nella storia tra i più grandi commessi contro il popolo iraniano”.

“Tutti sono in lutto e grati a suo padre”. Lo ha scritto in un tweet l’ayatollah Ali Khamenei, guida spirituale iraniana, dopo aver incontrato la figlia del generale Qassem Soleimani. “Questa gratitudine – ha sottolineato l’ayatollah – è espressa con grande sincerità, senza la sincerità i cuori del popolo non avrebbero potuto essere con lui in questo modo. Possa Allah donare la sua benedizione su tutti noi”. Khamenei ha poi continuato: “Avete visto gente in gran numero uscire in molte città, con devozione. Aspettate di vedere il suo funerale. Haji Qassem ha raggiunto il suo sogno di martirio“.

La sosta del convoglio funebre del generale Qassem Soleimani nelle città irachene di Najaf e Karbala, prima del rimpatrio in Iran, è densa di significati politici e religiosi. Le due località sono infatti fra i principali centri religiosi e mete di pellegrinaggio per gli sciiti di tutto il mondo, fra cui molti iraniani. E Teheran ha cercato in ogni modo di rafforzare la sua influenza presso il clero locale. A Najaf, l’Iran costruisce moschee, finanzia scuole ed enti benefici, e cerca di stringere legami con gli esponenti del clero per promuovere la propria versione dello sciismo. L’obiettivo è di controllare il prossimo “marja”, ovvero il leader supremo degli sciiti iracheni.

Attualmente questa posizione è occupata dall’89enne Ayatollah Ali Sistani, che non condivide la visione iraniana del ruolo politico dei vertici religiosi. L’influenza di Teheran non è sempre ben vista a Najaf dove in novembre – durante le proteste contro il governo di Baghdad e i suoi legami con il regime degli ayatollah – i manifestanti hanno dato fuoco al consolato iraniano. Principale meta di pellegrinaggio a Najaf è il mausoleo dell’imam Ali, cugino di Maometto, che gli sciiti considerano il vero successore del profeta. A Karbala è sepolto l’imam Hussein, ucciso nell’omonima battaglia che sancì lo scisma fra sciiti e sunniti.

Commenti

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  • giovanni vuolo 5 gennaio 2020

    l’America ed il mondo intero, scontano la politica lassista di Obama. L’ex presidente USA, invece di fare il damerino in politica estera, bene avrebbe fatto a tenere alta l’attenzione. Invece ha consentito il proliferare di armi distruttive nei paesi canaglia, e nessuno ormai aveva più timore e rispetto per gli USA. E dunque l’Iran non ci ha pensato su due volte nell’attaccare obiettivi atlantici, a cominciare dalla petroliera, dall’ambasciata…non credo che si sarebbero mai sognati di fare altrettanto contro biettivi russi !!!! Troppo facile addossare le colpe a Trump, che pure ha il diritto dovere di difendere il proprio Paese : le responsabilità vengono da lontano.

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