Bonaccini ora trema e s’inginocchia ai grillini: «Correre da soli è un regalo alla destra»

22 Nov 2019 11:33 - di Marta Lima

Il giorno dopo la decisione dei grillini di correre da soli in Emilia Romagna,  il candidato del Pd, presidente uscente della Regione, Stefano Bonaccini, trema e accusa: «Rinunciare ad assumersi responsabilità significa precludersi la possibilità di contare e lavorare per i propri obiettivi. Oltre che, naturalmente, regalare un vantaggio ad una destra che non sta mostrando particolare interesse per questa regione. Ma solo l’intenzione di mandare a casa il governo Conte». Le dichiarazioni son state rilasciate in una intervista al Corriere della Sera.

Il governatore regionale lascia intendere che la partita con il Pd non è chiusa. E chiede a Di Maio, che gli aveva promesso di non “disturbare” la sua corsa presentando delle liste proprie, di ripensarci. I toni sono accorati, quasi disperati. «Non rincorro nessuno perché le alleanze si fanno su programmi chiari. Ma ribadisco – aggiunge Bonaccini – che commettono un errore a non confrontarsi sul merito dei problemi che abbiamo davanti. E sulle questioni che ho proposto in modo aperto per i prossimi 5 anni». Al giornale milanese Bonaccini analizza così i suoi rapporti con i grillini, in Regione. «La collaborazione c’è stata sui diritti civili, su quelli sociali, da ultimo anche sul plastic free e che negli ultimi mesi sono più le cose che ci hanno visti uniti rispetto a quelle che ci hanno diviso».

L’ottimismo di Bonaccini sfuma…

Solo una settimana fa, Bonaccini, allo stesso giornale, aveva mostrato grande ottimismo: «A me hanno insegnato che le alleanze si costruiscono sulle cose da fare, non per battere qualcuno o per un accordo a tavolino sui nomi, magari chiuso a Roma. Qui si parte da una condizione molto differente. Oltre 200 sindaci dell’Emilia-Romagna hanno sottoscritto un appello in mio sostegno. E alcuni di loro guidano liste civiche, anche di centrodestra, che magari alle ultime elezioni comunali hanno battuto il centrosinistra. Ci unisce il modo in cui abbiamo insieme governato nei territori. Stiamo lavorando a un centrosinistra largo, aperto ai civici, alla sinistra, ai moderati che non si riconoscono nella destra sovranista. Sulla base di un programma per l’Emilia-Romagna del futuro, aperta, innovativa, sostenibile. Se i 5 Stelle decidono di non provare nemmeno a confrontarsi, perdono un’occasione». Se prima i sondaggi parlavano di un testa a testa con la Borgonzoni, adesso, dopo la decisione della piattaforma Rosseau, la partita divenga ancora più difficile.


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