Trump fa marcia indietro sulla Siria: spostiamo solo pochi soldati. I Curdi pronti al peggio

martedì 8 ottobre 15:54 - di Redazione
Trump

Trump fa marcia indietro sulla Siria. E ridimensiona quello che era sembrato un via libero ai raid di Erdogan contro i Curdi. Evidentemente le critiche ricevute hanno avuto effetto.

Domenica Trump aveva annunciato «che le forze armate americane non resteranno più nella zona». Nella serata di lunedì una precisazione da «un alto funzionario della Casa Bianca». Non ci sarà alcun ritiro, 50-100 soldati saranno ridispiegati in altre basi». Il contingente americano in Siria è formato da circa duemila unità combattenti.

La Turchia ha inviato truppe e mezzi blindati nelle città di Sanliurfa e Kilis, al confine con la Siria. Lo ha riferito l’agenzia Anadolu, secondo quanto riporta la Dpa. Stando ai media ufficiali turchi l’obiettivo è rafforzare le postazioni militari turche lungo la frontiera con il Paese arabo.

Trump minimizza, la Turchia ammassa truppe

L’inizio dell’offensiva sembra imminente. Le Nazioni Unite si “preparano al peggio” e anche ad Aleppo, nel nord della Siria, si guarda con “preoccupazione” all’attacco. Parla di rischio di “pulizia etnica” il vescovo Georges Abou Khazen. E’ “sicuro” che l’offensiva si tradurrà in una pulizia etnica, sostiene il religioso, ricordando che ciò è “già successo a Afrin”, dove lo scorso anno le forze turche lanciarono l’operazione ‘Ramoscello d’Ulivo’ e “centinaia di migliaia di curdi furono obbligati a lasciare le loro case ed i loro terreni”.

Anche l’Iran reagisce alla decisione di Trump e per bocca del ministro della difesa Mohammad Javad Zarif, si dice contrario all’operazione militare turca. Zarif ha chiamato il suo collega turco Mevlut Cavusoglu per esprimere tutta la contrarietà iraniana. Un’operazione simile, secondo Teheran,  non serve alla sicurezza turca e aggraverà l’emergenza umanitaria.

Dalbr Issa, comandante delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg) e comandante capo delle Forze democratiche siriane (Fds) durante la battaglia di Raqqa, si è rivolta all’Italia.  “Negli ultimi due giorni sta aumentando la tensione. La nostra richiesta al governo e allo Stato italiano è di prendere una posizione contro queste minacce ”. Dalbr Issa chiede che l’Italia si faccia portavoce della richiesta di una conferenza di pace per dare una soluzione al problema del popolo curdo.

 

 

 

 

Commenti

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  • Roberto Baggio 8 ottobre 2019

    L Europa e’ da sempre ipocrita e smemorata. I Turchi sono sempre quelli di 600 anni fa e i Curdi purtroppo non interessano a nessuno: stanno bene solo come carne da macello. Sono tornati i Saraceni e tutti tacciono….

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