Meloni: oltraggio a Almirante, ma il suo ricordo non sarà mai scalfito

domenica 1 settembre 12:27 - di Redazione

“Almirante fucilatore di partigiani”: ennesima scritta offensiva e teppistica nei confronti dell’ex leader missino e padre nobile della destra italiana a Castellammare del Golfo (Trapani), accanto alla targa Piazza Giorgio Almirante . Lo denuncia Giorgia Meloni sulla sua pagina Fb commentando così: “Ma si mettano l’animo in pace: non riusciranno mai a scalfire il ricordo di questo grandissimo patriota”.

L’epiteto di “fucilatore” addossato ad Almirante – che lo respinse sempre con sdegno – risale a un episodio dei primi anni Settanta, quando Giorgio Almirante era impegnato nella costruzione del progetto della destra nazionale e il Msi appariva in piena ascesa. Circostanza che infastidiva i fautori degli opposti estremismi e soprattutto era guardata come un’aberrazione dai comunisti perché avrebbe dato piena agibilità e legittimità al Msi.

Così fu l’Unità nel 1971 a pubblicare la foto di un manifesto del 1944 in cui si intimava ai disertori di consegnarsi e di non sfuggire al bando di arruolamento nell’esercito della Rsi pena la fucilazione. Un manifesto che risultava firmato da Giorgio Almirante che lo bollò come ingiurioso e falso. Una fake news d’epoca, dunque. Ne scaturì un lungo processo – Almirante querelò L’Unità – che si concluse con l’assoluzione dei redattori del quotidiano comunista (del resto i tempi non erano certo favorevoli alle ragioni del leader missino).

Almirante si presentò in aula rivendicando la scelta democratica fatta fin dal 1948: «Faccio presente che sono deputato in Parlamento dal 18 aprile del 1948. Allora, oltre le regole costituzionali, vi erano norme eccezionali che vietavano di entrare in Parlamento a coloro i quali avessero assunto cariche o ricoperto determinate responsabilità nella Rsi. Personalmente non ho mai subito alcun procedimento penale né fruito di amnistie. Se c’era qualcosa da dire, quella era l’ epoca più adatta, per freschezza di ricordi, vivacità di polemiche, presenza di testimoni». Argomentò inoltre che lui, in qualità di capo gabinetto del ministro Mezzasoma e responsabile della comunicazione, non aveva il potere di firmare quel manifesto. Infine, provocatoriamente, intitolò le sue memorie “Autobiografia di un fucilatore”.

 

Commenti

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  • Sandro Cecconi 1 settembre 2019

    Ieri Senaldi, Direttore di Libero, ha scritto un magnifico editoriale sulla Signora Meloni forneldole i medesimi suggerimenti che dando da qualche mese sia presso il suo sito che attraverso Il Secolo.

    E’ stato un vero inizio di endorsement del tutto spassionato e del tutto disinteressato cos’ come sono sempre i miei interventi.

    Ora è tutto nelle sue mani e di quelle della dirigenza del partito.

    E’ necessario il salto di qualità avendo sempre ben in mente il discorso fatto il giorno della fondazione di AN, Come sempre dovrà essere ben in mente l’intervista a Giorgio Almirante di alcuni decenni orsono eseguita da un giovane Gad Lerner con un dopo intervista mai smentita dallo stesso Almirante che aveva già deciso da allora che “lui non voleva morire fascista”.

    Pertanto rintuzzare le follie degli imbecilli non ha alcun senso. Costoro banno distrutti in altro modo, uno dei quali la Signora Meloni lo ha già sapiente usato con quel Minus del Direttore de L’Espresso durante una trasmissione di Floris e in campo nemico.
    Distruggendo quel tizio ha praticamente distrutto tutti coloro che la pensavano e la pensano in quel modo.

  • maurizio pinna 1 settembre 2019

    E’ la solita disinformazione seminatrice di zizzania dei compagni. Almirante fu CapoGabinetto del Ministro Cultura Mezzasoma, lui si assassinato motu proprio a Dongo da un plotone di killers arrivati da Milano, inoltre la Difesa dipendeva dal Mlo Graziani e non da Mezzasoma.

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