Ricerca, studio italo-austriaco: “sentire le voci” non è sintomo di pazzia

giovedì 11 luglio 15:53 - di Redazione

Sussurri appena accennati, intere frasi minacciose o anche incoraggianti. Uno studio italo-austriaco su persone che sentono le voci ha concluso che le allucinazioni uditive non sono segno di psicosi. Lo studio, durato due anni e non ancora pubblicato, ha coinvolto 139 uditori di voci, spiega in una nota la psicologa clinica Maria Quarato, docente in psicoterapia interazionista e responsabile del centro Ediveria (Associazione per la ricerca internazionale e la consulenza sull’udire voci) con sede a Vienna, convenzionata con l’universitá degli studi di Padova. «Dai nostri studi e soprattutto dalla pratica clinica e psicoterapeutica – afferma Quarato – è emerso il fallimento di chi etichetta come psicotiche o schizofreniche persone perfettamente sane». Già la psichiatria ortodossa accetta che il 10 per cento della popolazione generale abbia fenomeni più o meno complessi di allucinazioni, ma non riesce a superare il dogma di associare chi sente le voci a una patologia importante. «Ebbene – commenta l’esperta -, nessuna delle 139 persone con allucinazioni uditive seguite, soddisfaceva i criteri del Dsm 5 per la diagnosi di psicosi». I questionari somministrati riguardavano anche persone provenienti da strutture psichiatriche con diagnosi infauste. «Spesso – aggiunge la Quarato – il processo diagnostico peggiora la condizione dell’uditore di voci: sia per gli effetti collaterali degli psicofarmaci somministrati ben oltre il periodo necessario a gestire le emergenze, sia per gli effetti prodotti dall’idea di essere malati mentali».

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Chi sente le voci crede di essere malato di mente

La media di sedute per la risoluzione dei casi, aggiunge la psicoterapeuta, è stata di sei-otto incontri. Ma il numero aumenta nel caso di persone già psichiatrizzate. Infatti, ascoltando attentamente ogni storia si scopre che il problema non sono le voci in modo specifico, ma le teorie attraverso cui l’uditore cerca di spiegarle compresa l’idea di essere mentalmente malati. «Le voci – spiega in proposito l’esperta – sono solo un modo attraverso cui le persone cercano di affrontare aspetti psicologici che necessitano di essere gestiti, sarebbero insomma solo un modo di pensare, per esprimere parti di sé alcune volte in conflitto, come può capitare a molti. Solo che l’uditore è in grado di attivare voci che “raccontano” questi diversi punti di vista».

L’esperta: «Sono pensatori dialogici»

Insomma, le persone che sentono le voci «sono in realtà pensatori dialogici, e sono moltissimi quelli che riescono ad attivare le voci e sono consapevoli di farlo in modo intenzionale». Tanti lo nascondono, spaventati dall’idea di essere etichettati come malati mentali. È il caso di una studentessa italiana a Vienna che ha raccontato che quando non ha voglia di studiare, riesce ad attivare la voce della mamma che l’ammonisce, come fosse al suo fianco, e solo così riesce a concentrarsi nello studio. Questa ragazza è perfettamente consapevole che quella voce materna l’ha cercata e prodotta attraverso i suoi processi immaginativi fino ad udirla come “vera”. Forse, quella che sentiamo, è solo la voce della nostra coscienza.

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