In Mali non è perseguitato, ma per il giudice non va rimpatriato: l’immigrato resta e pure con lo status di rifugiato…

14 Mag 2019 11:53 - di Martino Della Costa

Un giovane immigrato del Mali non ha le carte in regola che gli consentono di diritto di restare in Italia con lo status del rifugiato: ma per il giudice rimpatriarlo arrecherebbe all’extracomunitario «un danno per la sua vita privata». E allora, come riporta il sito de la Repubblica dando conto della vicenda veneziana: il maliano «è ben integrato, quindi può rimanere».

Non ha le carte in regolare per restare come rifugiato: ma una toga accoglie il ricorso dell’immigrato

Un caso che sta già facendo discutere, quello dell’immigrato del Mali a cui un giudice del tribunale di Venezia ha concesso il permesso di soggiorno nonostante il giovane straniero non avesse i requisiti necessari ad ottenere lo status di rifugiato. Una decisione motivata dal magistrato dalla constatazione dell’integrazione dell’immigrato nel contesto sociale che lo ha accolto e per cui, in caso di espulsione dal Belpaese, la vita privata dell’extracomunitario accuserebbe un «danno sproporzionato». Eppure, come spiega il servizio di Repubblica, ripreso anche da Il Giornale sul suo sito, due anni fa la commissione territoriale di Verona aveva respinto la richiesta avanzata dall’immigrato perché gli venisse riconosciuta la protezione internazionale». Un diniego che ha spinto il giovane del Mali a presentare ricorso per ottenere soddisfazione alla richiesta di riconoscimento della protezione internazionale. Adesso, dunque, il tribunale di Venezia ha ribaltato quella decisione concedendo inaspettatamente allo straniero lo status di rifugiato pur non avendo il giovane ricorrente, come riferisce anche Repubblica, la conditio sine qua non per essere considerato tale.

Non è un perseguitato: eppure il giudice gli concede di rimanere con lo status di rifugiato

Infatti, l’immigrato in questione «non è oggetto di persecuzione per razza, religione o appartenenza a un determinato gruppo sociale», «né in altro modo le circostanze fanno emergere la sussistenza di un danno grave in caso di rientro in Mali, cioè il rischio verosimile di essere sottoposto a pena capitale o a trattamenti inumani o degradanti». Ma, semplicemente, secondo il tribunale di Venezia lo straniero «ha dato prova di una perfetta padronanza della lingua italiana e per ciò stesso di una seria capacità d’inserimento», occupandosi a tempo pieno di « molteplici attività lavorative» e  arrivando attraverso un percorso di integrazione a giustificare la sua richiesta di restare in Italia. E così, verdetto ribaltato e ricorso vinto: il giovane non sarà rimpatriato e la richiesta di ottenere lo status di rifugiato accolta in modo da «non arrecare un danno sproporzionato alla sua vita privata». E c’è gia chi parla di blitz delle toghe…

 

 

 

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