Lotta alla mafia
Il governo Meloni ricorda Libero Grassi a 35 anni dall’omicidio: “Per sempre un esempio per chi difende legalità e giustizia”
L'imprenditore siciliano è stato ucciso il 29 agosto 1991 dai sicari di Cosa nostra per essersi rifiutato di pagare il pizzo. Ancora oggi la sua figura resta un'icona dei cittadini onesti contro la criminalità organizzata
Politica - di Gabriele Caramelli - 29 Agosto 2026 alle 11:18
Il 29 agosto 1991 veniva ucciso Libero Grassi, imprenditore catanese e titolare dell’azienda tessile “Sigma”, che si rifiutò di pagare il pizzo a Cosa nostra. Nel tempo, la sua figura è diventata un’icona per la lotta alla criminalità organizzata. Il suo esempio è stato ricordato dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «Sono trascorsi 35 anni dall’attentato di Via Alfieri a Palermo, ma il nostro debito di riconoscenza verso Libero Grassi resta immutato. Il rifiuto dell’imprenditore di piegarsi alle logiche della criminalità organizzata è ancora oggi un esempio per tutti coloro che ogni giorno difendono i valori della legalità e della giustizia».
Poi ha aggiunto: «Il suo coraggio è uno sprone a non abbassare mai la guardia e continuare a lavorare con determinazione per rendere sempre più efficace e incisiva l’azione di contrasto alle mafie. Ed è lungo questa direzione che fin dall’inizio del nostro mandato ci stiamo muovendo, rafforzando la risposta dello Stato contro la criminalità organizzata e potenziando le misure per restituire alla collettività i patrimoni confiscati». Grazie al riutilizzo di questi beni, ha proseguito il titolare del Viminale, «trasformiamo quelli che erano simboli del potere criminale in presidi di legalità, sviluppo e coesione sociale».
Il governo Meloni ricorda l’omicidio di Libero Grassi: «Esempio per chi difende legalità e giustizia»
Dopo Piantedosi, è stata quindi la volta di Guido Crosetto, che in una nota ha ricordato una celebre frase di Grassi, contenuta in una lettera che lui stesso spedì al Giornale di Sicilia e che il quotidiano pubblicò il 10 gennaio 1991: «Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso». Come ha spiegato il ministro della Difesa, queste sono «parole semplici, ferme, rivolte direttamente a chi pretendeva di imporgli il pizzo e di entrare nelle scelte della sua azienda e della sua vita. Libero Grassi disse no. Denunciò gli estorsori e rese pubblico il ricatto mafioso, rivendicando il diritto di ogni imprenditore a lavorare liberamente. Lo fece pagando anche il prezzo dell’isolamento e dell’indifferenza. Non arretrò».
«Non lasciare mai da solo chi trova il coraggio di denunciare»
A stretto giro, poi, Crosetto ha anche ricordato la fase dell’omicidio dell’imprenditore siciliano: «Da solo, come ogni mattina, si stava recando nella sua fabbrica tessile. Fu colpito alle spalle, vilmente. Ritengo che non avessero il coraggio di confrontarsi con il suo sguardo. Quello di un uomo forte e libero. Un imprenditore che era tornato in Sicilia per scelta, per dare lavoro, sinonimo di libertà, e offrire una possibilità di crescita e sviluppo. Pensavano di cancellarne la voce. Quella voce, invece, è diventata coscienza, esempio e responsabilità collettiva».
In conclusione, ricordare Libero Grassi vuol dire «non lasciare mai solo chi trova il coraggio di denunciare. Significa essere al suo fianco con la presenza concreta dello Stato, delle Istituzioni e dell’intera società. Perché la mafia si nutre del silenzio e della paura. La libertà cresce attraverso il coraggio e la legalità. Una libertà che abbiamo il dovere di difendere ogni giorno, attraverso le nostre scelte e il nostro agire quotidiano».