“Il saluto romano è un reato”. La sentenza della Cassazione consola la sinistra

giovedì 16 maggio 19:27 - di Davide Ventola

Tempi duri per la sinistra italiana. Alla luce dei sondaggi, delle richieste dei pm per lo scandalo Mps, della campagna elettorale in ordine sparso, anche una sentenza della Cassazione può tirare su gli animi. Con un insospettabile enfasi è stata infatti accolta la sentenza odierna della Suprema Corte. Il saluto romano va considerato comunque un reato, anche se non è accompagnato da alcuna violenza. Lo ha stabilito la sentenza 21409, confermando la condanna per un avvocato milanese che, nel corso di una seduta del Consiglio comunale del capoluogo lombardo, in occasione della presentazione del “Piano Rom” aveva steso il braccio accompagnando il gesto con la frase “presenti e ne siamo fieri”.

I fatti nel 2013, nel consiglio comunale di Milano

All’epoca dei fatti, nel 2013, l’avvocato era stato allontanato dall’aula consiliare. Durante il processo, i giudici lo avevano condannato alla pena di un mese e 10 giorni di reclusione e al pagamento di una multa di cento euro. In sua difesa, l’uomo aveva affermato che si era «limitato solo ad alzare la mano» per «segnalare la sua presenza» e, nel ricorso in Cassazione, aveva ribadito che si «imponeva alla luce delle circostanze di tempo e di luogo» la concessione della tenuità del fatto. I giudici della Cassazione hanno respinto il suo ricorso, condannandolo anche a pagare le spese processuali.

La Cassazione sul saluto romano

Non è passata la tesi, sostenuta dalla difesa, della provocazione insita nell’intenzione, manifestata dall’assessore di lasciare la sala, se fossero stati presenti gli organizzatori della manifestazione. Perché scatti l’esimente serve infatti che lo stato d’ira, che suscita la reazione, sia la conseguenza di un fatto ingiusto subìto. Ma non c’era alcuna ingiustizia. Il consigliere aveva, senza insultare, manifestato il suo risentimento per l’eventuale presenza in aula di esponenti di estrema destra , esprimendo così un punto di vista semplicemente politico. E non passa nemmeno il tentativo di sollevare problemi di incostituzionalità riguardo all’indeterminatezza del Dl 122/1993 che rimanda alla legge Mancino (654/1975) che vieta la diffusione di idee fondate sull’odio etnico. La Cassazione ha già chiarito che il diritto alla libera manifestazione del pensiero finisce dove inizia l’istigazione al razzismo. E ciò non rientra tra le opinioni personali.

Esulta Rossi: “È una bella giornata per gli antifascisti”

Arrivano i primi commenti politici sulla sentenza. E sono di esultanza da parte della sinistra, che poco di cui esultare di questi tempi. «Oggi è una buona giornata per gli antifascisti – commenta su Facebook il presidente della Toscana, Enrico Rossi – La Suprema Corte si è pronunciata sul saluto fascista: è un reato in quanto è pregiudizievole dell’ordinamento democratico e dei valori che vi sono sottesi; in quanto rievoca un’ideologia basata su valori politici di discriminazione razziale e intolleranza; in quanto si tratta di un comportamento gestuale di organizzazioni o gruppi inequivocabilmente diretto a favorire la diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico».

Commenti

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  • Giuseppe La Porta 17 maggio 2019

    Bisogna abrogare la disposizione n. XII della Costituzione italiana, transitoria e finale e di conseguenza la legge Scelba e la legge Mancino perché introducono reati di opinione inaccettabili in una società che si dice democratica. Tutte le opinioni e le manifestazioni di pensiero in una democrazia liberale e compiuta sono ammissibili anche le più esecrabili . L’italia è una democrazia incompiuta e illiberale.

  • MICHELE MASTROMARINO 17 maggio 2019

    Nei prossimi film storici sull’antica Roma, gli attori saluteranno con il pugno chiuso.

  • Ferruccio Silvano Bravi 17 maggio 2019

    Si conzoleno cor l’ajetto….Anche se la prossima volta spariranno…..

  • giovanna 16 maggio 2019

    e il pugno chiuso quale ideologia rievoca?

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