Cricca antifascista al Salone del libro: fanno pure la lista di proscrizione (video)

sabato 4 maggio 13:10 - di Annamaria Gravino

Il Salone del Libro non è cosa loro. A chiarirlo è stata il sottosegretario ai Beni culturali, Lucia Borgonzoni, intervenendo sulla sconcertante deriva presa dagli organizzatori della kermesse torinese, dopo che si è saputo che il libro-intervista a Matteo Salvini Io sono Matteo Salvini, intervista allo specchio di Chiara Giannini verrà pubblicato dalla casa editrice non omologata Altaforte e che la stessa avrà uno stand alla cinque giorni del Lingotto. A colmare la misura è stato, in particolare, un post del consulente del Salone, Christian Raimo, nel quale compariva una sorta di lista di proscrizione di giornalisti, scrittori ed editori sgraditi al pensiero unico e additati come sostenitori di «un razzismo esplicito».

La lista di proscrizione firmata Raimo

Raimo ha deliziato i suoi follower e non solo loro con un appassionato intervento social sul fatto che «l’antifascismo oggi o è militante o non è», nel quale sostanzialmente invocava la necessità di escludere i “neofasciti” e i “sovranisti” dal Salone del libro, come già fatto più o meno esplicitamente anche dal direttore della manifestazione Nicola Lagioia. Ma, forse preso dal sacro fuoco della democrazia, Raimo è andato anche oltre: ha stilato una bella listarella di soggetti che, secondo lui, evidentemente non dovrebbero avere diritto di parola. «Le idee neofasciste, sovraniste sono la base per l’ideologia della forza maggioritaria di governo. Alessandro Giuli, Francesco Borgonovo, Adriano Scianca, Francesco Giubilei ecc. ecc… tutti i giorni in tv, con i loro libri sostengono un razzismo esplicito, e formano think tank che sono organici con il governo».

L’intervento del ministero

Si tratta, in tutta evidenza, di una affermazione di straordinaria gravità, che – al di là degli aspetti diffamatori – manifesta un allarmante grado di intolleranza. A renderla ancora più grave, però, c’è il fatto che arriva da una persona che ricopre ruoli istituzionali all’interno del mondo della cultura italiana: Raimo è assessore Pd alla cultura del Muncipio 3 della Capitale; su nomina di Virginia Raggi è entrato nel Cda di Biblioteche di Roma; è consulente del Salone del Libro. Proprio su questo aspetto si è soffermato il giornalista Nicola Porro, che ha chiamato in diretta il sottosegretario Borgonzoni per chiederle se «è possibile che il Salone del libro, tra i suoi consulenti, i suoi presidenti possa dire cose di questo tipo di giornalisti che mi sembra non abbiano nulla di fascista?». «No, non è accetabile», è stata la risposta dell’esponente del governo, che ha rivelato di aver dato incarico agli uffici tecnici per capire il ministero che ruolo abbia rispetto al Salone del libro. Per capire, insomma, se ci siano i margini per intervenire rispetto a vicende del genere che «sono diametralmente opposte alla democrazia».

Ora si attendono le dimissioni

Raimo (non è chiaro se dopo questo intervento o dopo gli annunci di querela giunti tanto dai suoi bersagli diretti, quanto più genericamente da Altaforte edizioni verso chiunque si sia fatto promotore delle «ingiuriose affermazioni di cui siamo stati fatti oggetto») ha rimosso il post, che nel frattempo aveva generato un’ondata di indignazione verso il suo contenuto e di solidarietà verso i suoi bersagli. Una corsa ai ripari apparsa tardiva e incompleta, come ha sottolineato il giovane editore Francesco Giubilei. «Apprendo che Raimo ha cancellato il suo post ma, dopo quasi 24 ore, non sono arrivate da parte sua le scuse per quello che ha scritto. Scuse che ritengo imprescindibili onde evitare di procedere per vie legali con una querela per diffamazione», ha scritto Francesco Giubilei sulla sua pagina Facebook, dove già in precedenza, con un post fermo, argomentato e mai scomposto, aveva replicato alle affermazioni di Raimo. «Ciò non toglie, anche qualora dovessero arrivare le sue scuse pubbliche, che non saranno sufficienti se non accompagnate dalla sua dimissione dal comitato editoriale del Salone del libro che deve rappresentare tutti gli editori. Per quel che mi concerne – ha concluso Giubilei – nella vita bisogna assumersi la responsabilità delle proprie azioni e parole e in questo caso si è superato il limite».

Il post di Raimo

 

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