Lerner a Salvini: scherza coi santi ma lascia stare l’Anpi. Cosa s’inventa stavolta Gad…

martedì 23 aprile 9:41 - di Vittoria Belmonte

“La parola-chiave con cui Matteo Salvini s’è chiamato fuori dalle celebrazioni del 25 aprile 2019 è: derby. Non so se l’avesse studiata, o se gli sia venuta spontanea in diretta Facebook, da formidabile improvvisatore qual è nell’arte dello scherno. Fatto sta che, a proposito della festa nazionale istituita per decreto dal governo De Gasperi nel 1946, lui ha scelto di dissociarsene così. Testuale: ‘Il 25 aprile ci saranno i cortei, i partigiani e i contro-partigiani, e i rossi e i neri e i verdi e i gialli. Siamo nel 2019 e mi interessa poco il derby fascisti-comunisti: mi interessa il futuro del nostro paese e liberare il nostro paese dalla camorra e dalla ‘ndrangheta'”. Lo scrive in un commento in prima sul quotidiano ‘La Repubblica‘ Gad Lerner,negli ultimi mesi attivissimo paladino dell’antisalvinismo così come in passato fu portavoce assiduo dell’antiberlusconismo.

Salvini e le promesse fatte all’estrema destra

“Il vitalismo compulsivo di Salvini, la sua tendenza a impersonare da icona pop i movimenti passionali d’inimicizia, lo sospingono a una relazione ambivalente con il passato, intessuta di ‘dico e non dico’ – scrive ancora Lerner – Come ogni homo novus egli si propone custode delle tradizioni ma al tempo stesso dissacratore e rivoluzionario. Ai movimenti neofascisti che lo sostengono ha promesso l’abrogazione della legge Mancino, in nome della libertà d’opinione. Ne ha clonato gli slogan, la postura, le divise”.

“Con i trucchi dei ventriloqui emette sarcastici richiami alla figura di Benito Mussolini e come lui potrebbe dire: ‘Cerco il polso della folla e sono sicuro che il mio pubblico ci sia’ – prosegue Lerner – Tutto questo è vero, ma, dichiarandosi figlio di un secolo nuovo, al tempo stesso Salvini irride sistematicamente chiunque denunci i sintomi di un ritorno di fiamma del fascismo in Italia. Anche per questo gli viene comodo etichettare il 25 aprile come derby: per sostenere che se viviamo un revival fascista, la colpa sarebbe degli eccessi di un antifascismo di maniera. Meglio minimizzare, ridimensionare il fascismo contemporaneo a innocua tradizione, folklore”.

Per Lerner l’Anpi è istituzione sacra…

“Ma mi permetto di suggerire a Matteo Salvini di usare prudenza, nei suoi sfottò, anche riguardo all’Associazione nazionale partigiani d’Italia – sottolinea Lerner – Mettersi contro l’Anpi non porta mai bene, altri se ne sono già accorti. Fu un incidente fatale del renzismo di governo, ignaro di toccare un nervo vitale della comunità democratica, quando Maria Elena Boschi nel 2016 polemizzò con l’Anpi sostenendo che “i partigiani veri” avrebbero votato Sì al referendum costituzionale”.

E’ evidente che il fastidio che Lerner prova nei confronti di Salvini è lo stesso che la sinistra provava dinanzi a Berlusconi: trattasi infatti di leader non legittimati dalla cultura dell’antifascismo che si ritiene essere la sola dispensatrice di bene e prosperità per il Paese. In barba alla storia che va avanti, alle generazioni che si susseguono, e all’esigenza di storicizzare il fascismo, questa tensione continua che si riaccende in occasioni come il 25 aprile serve appunto a stabilire il recinto dei buoni fuori dal quale si collocano i cattivi, gli indesiderabili. Per tutto il lungo dopoguerra i maestri in cattedra hanno reiterato questo meccanismo che oggi si rivela fallace e inservibile.Di qui la nostalgia del nemico, del derby di cui proprio Lerner si mostra seguace fino a decretare la presunta sacralità di un’associazione, l’Anpi, dove i veri partigiani sono ormai poche decine e che non ha alcuna legittimità (né conferita dal voto né conferita dalla Costituzione) a dettare legge nello scenario politico attuale.

 

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