Enrico Mentana era sicuro: “Il killer di Stefano Leo non può essere un immigrato”

lunedì 1 aprile 18:55 - di Guido Liberati

Enrico Mentana incappa nell’ennesimo epic fail. Ricordate la crociata contro i razzisti per il lancio delle uova contro un’atleta italiana di colore? Si scoprì che a compiere il raid erano stati dei ragazzotti di paese per pura goliarda. E, beffa delle beffe, tra loro c’era anche il figlio di un esponente Pd.

Ora il direttore de La 7 incappa nell’ennesimo scivolone. In merito all’omicidio di Stefano Leo aveva condotto, infatti, una crociata analoga. Aveva escluso a priori che il killer fosse un immigrato. Anzi, aveva etichettato come xenofoba, la prima ricostruzione. E cioè che l’assassino fosse un uomo dalla carnagione olivastra, che aveva colpito a caso. «Parte il tam tam dell’informazione più odiosa. Senza nessun elemento si scrive che Stefano Leo è stato sgozzato come una capra da un immigrato di colore. E altre nefandezze per avvelenare il clima. Ma non è così».

Lo sgozzatore di Torino è italiano come il dirottatore di Milano

Insomma, Mentana aveva già lanciato il suo anatema. Non poteva essere stato un immigrato. Un disperato che aveva colpito a caso come Kabobo. In effetti, aveva ragione: l’assassino (se la confessione è genuina e non si tratta di un mitomane) è cittadino italiano. Machaouat Said, classe 1992. Originario del Marocco. Ha, infatti, una carta d’identità italiana. Come, del resto, è cittadino italiano il dirottatore di Milano, Osseynou Sy. Segno che non è un documento a integrare una persona in un Paese. E segno che il dibattito sullo Ius soli è leggermente sopravvalutato da molti opinion leader. A cominciare da Mentana.

Il giornale di Mentana sottolinea lo stato depressivo e la disperazione del “ragazzo” che ha sgozzato Stefano Leo

 

Sul giornale di Mentana si enfatizza la depressione dell’assassino

Inutile dire che sulla pagina Facebook del giornalista sono piovuti commenti al vetriolo. Più di un visitatore in queste ore gli ha ricordato il suo improvvido post. Lui, per ora, tace e non rettifica. Sul giornale on line che dirige, lo spazio dedicato all’omicidio ha occupato poche righe.

Nel titolo si parla di un reo confesso, «un ragazzo di 27 anni». Nel testo dell’articolo traspare grande comprensione nei confronti dell’assassino. Sembra scritto da Livia Turco. «Un ragazzo che soffriva di crisi depressive». E se pensate che la morte di Stefano Leo andava trattata con più riguardo verso la vittima, Mentana vi risponderà per le rime dicendovi che siete forcaioli, razzisti, xenofobi. E, ovviamente, webeti. 

 

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