A Roma pronti 22 sgomberi urgenti. Raggi mastica amaro: CasaPound non è nella lista

martedì 23 aprile 18:13 - di Viola Longo

Sono 88 gli immobili occupati a Roma e da sgomberare. La lista è contenuta in un documento di 7 pagine stilato dalla Prefettura, per la quale 22 sono da liberare subito. Due già entro agosto: l’occupazione di via Cardinal Capranica, a Primavalle, e quella di via del Caravaggio, a Tor Marancia. A rendere noto il piano d’azione è stata Repubblica, che ha titolato: «A Roma pronti 22 sgomberi, linea dura di Salvini contro i centri sociali. Ma non si parla di CasaPound». Non esattamente uno scoop, visto che si sa da mesi che l’occupazione di via Napoleone III non è fra le priorità: non è pericolante, non ha richieste di sequestro giudiziario in corso e non rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico. Ovvero CasaPound non rientra fra i casi che il Comitato per l’ordine e la sicurezza ha considerato più urgenti, sulla scorta di valutazione tecniche oggettive. Con buona pace di Repubblica che tenta sempre di spostare l’asse sul piano politico.

L’elenco dei centri sociali da sgomberare

Vi sono, invece, tra quei casi urgenti alcuni dei centri sociali più noti della Capitale. La lista è lunga: si va dall’Acrobax, all’interno dell’ex cinodromo, allo Strike di via Umberto Partini, nella zona del Portonaccio; dall’ex Fiorucci di via Prenestina, all’ex Mira Lanza nella zona del Gazometro; e ancora dal Nuovo Cinema Palazzo a San Lorenzo all’ex Lavanderia di piazza Santa Maria della Pietà, a Monte Mario. In molti casi, poi, le occupazioni sono a scopo abitativo e complessivamente vi vivono forse un paio di migliaia di persone e decine di minori. Un problema autentico per la città e, ancora di più, per chi la guida: Raggi, di concerto con la Regione, dovrà trovare soluzioni abitative alternative e sostenibili.

Raggi alla prova dell’emergenza abitativa

Un problema che Raggi finora ha preferito allontanare, almeno dall’orizzonte mediatico, facendo un po’ di “ammuina”. Ancora quattro giorni fa, la prima cittadina continuava a ripetere all’indirizzo di Salvini che «se mi dà la felpa da ministro dell’Interno in un giorno vado a sgomberare CasaPound». Ma ora arriva l’ennesimo documento che la smaschera: sgomberare CasaPound non è compito che la riguardi e non è nemmeno compito in agenda, come del resto lei stessa dovrebbe ben sapere da tempo. Lo è invece fare il sindaco e affrontare il dramma dell’emergenza abitativa (anche) per queste persone che, nell’indifferenza delle istituzioni, sono state stipate in palazzi fatiscenti e, magari, consegnate nella mani di chi per un posto in un tugurio pretendeva dei soldi e imponeva l’obbligo di partecipare a certe manifestazioni antagoniste. E per questo compito, certo, non le basterà un giorno. Ma la domanda è: approfitterà dei mesi da qui ai primi interventi o li sprecherà tentando di cavarsela ancora con l’invocazione dello sgombero di CasaPound?

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