Grillo degradato, Dibba sbianchettato: le purghe a 5 Stelle di Giggino ‘o vicepremier

martedì 12 marzo 16:36 - di Giacomo Fabi

Al tempo delle illusioni a Cinquestelle il cambiamento è anche questo: fondare una cosa già fondata. Ma non pensate che sia lo stesso che sfondare una porta aperta o ingravidare una donna già incinta. Non è arte da perditempo, inutile esercizio in uso agli specialisti dell’ultroneo o ai cultori del pleonastico e del superfluo: niente di tutto questo. È, anzi, atto rivoluzionario per eccellenza, utilissimo in tempi difficili a sbarazzarsi di deviazionisti, bastiancontrari e cagadubbi. Ma anche un gioco di prestigio applicato alla politica e quindi alla storia. Un po’ come avveniva nell’Unione Sovietica al tempo di Stalin quando i “purgati” (“purghe” vere, non quelle a base di olio di ricino) venivano sbianchettati  dalle foto di regime in nome del principio della dissolvenza del dissenso e della sparizione fisica degli oppositori. Una sorta di cancellazione ab origine, quasi a dire: questi qua non sono mai esistiti. In piccolo è quello che sta capitando nel M5S con Di Maio elevato da atto notarile a fondatore di una cosa già fondata – l’associazione MoVimento 5 Stelle, appunto – e l’Elevato, cioè Beppe Grillo, vero fondatore insieme a Gianroberto Casaleggio, degradato a semplice Garante. Tutto per far credere che il nuovo corso è in realtà quello di prima, che il rimbombo del Vaffa è solo rigurgito notturno e che l’unica linea politica pentastellata è quella incarnata da Giggino o’ vicepremier in abito scuro, cravatta d’ordinanza e auto blu che fa tanto Casta dell’Anticasta. E, infine, che l’alleanza con Salvini è irreversibile. Insomma, ce n’è abbastanza per capire che, oltre all’ex-comico, lo sbianchettato numero uno è Alessandro Di Battista, salito sul banco degli imputati per non aver compreso il fatto e cioè che i toni barricaderi quando sei al governo non portano voti e non strappano applausi, neanche da Floris, dove pure non li negano a nessuno. Ma fossimo in lui, non ce ne dorremmo più di tanto: il sospetto che Di Maio sia in realtà l’affondatore di un M5S già affondato si fa infatti sempre più forte.

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