Cellulari e stress “vampiri” del sonno: come curarsi senza dipendenze

mercoledì 13 marzo 15:04 - di Renato Fratello

Ritmi frenetici, stati ansiosi e situazioni di stress, ma anche nuove tecnologie, primi fra tutti tablet e smartphone ai quali siamo sempre connessi sono, insieme a una serie di patologie e di cattive abitudini di vita, fra le principali cause dell’insonnia, un disturbo in costante aumento, dai numeri allarmanti: 12 milioni di italiani colpiti, di cui 4 milioni in maniera cronica, per un totale di 2 miliardi di insonni nel mondo. Disturbi del sonno che possono essere trattati non solo con i farmaci tradizionali, che curano il sintomo, ma anche con altre medicine integrative, come l’omeopatia «che va all’origine del disturbo, inquadrando la persona nella sua totalità e trovando il medicinale più adatto al suo tipo di insonnia. Il tutto senza effetti collaterali, quindi indicata per tutti, dai bambini alle donne in gravidanza», afferma Osvaldo Sponzilli, direttore dell’ambulatorio di omeopatia, agopuntura e medicina anti-aging dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma.

Le cause dell’insonnia

«Le cause dell’insonnia possono essere diverse – spiega Sponzilli – ed è per questo che bisogna sempre esaminare il paziente nella sua totalità, per capire se si tratta di cause organiche, ovvero se ci sono patologie come ipertiroidismo, problemi respiratori quali apnee notturne che possono predisporre anche all’ipertensione, se si soffre di reflusso gastroesofageo, ma anche se ci sono condizioni di stress o ansia. O se si sta sempre “attaccati” alla tv, ai computer o ai telefonini soprattutto la sera, in quanto – sottolinea l’esperto – il blu emesso da queste apparecchiature disturba la produzione di melatonina, l’ormone del sonno, causando quindi un’alterazione del regolare ciclo del riposo».

«Ma ci sono anche disturbi del sonno dovuti a lutti, cambiamenti nella vita o emozioni forti». Ad alimentare le notti insonni poi sono anche abitudini di vita sbagliate «ad esempio la cena, che dovrebbe essere il pasto più leggero della giornata da consumare due o tre ore prima di andare a dormire, e che invece diventa il più “pesante” – osserva – provocando così un aumento dei livelli di insulina e di altri ormoni, causa di stress continuo che impedisce alla persona di addormentarsi». E altri piccoli “insani” comportamenti, come «tenere sempre l’orologio o il telefono vicino al letto» o «fare sport nelle ore serali».

Parla l’omeopata

Quando si soffre di insonnia «si determina un’alterazione del ritmo circadiano e c’è un affaticamento a livello cerebrale. Nell’adulto – ricorda l’esperto – è molto spesso legata a quella che attualmente si è scoperto essere la cosiddetta “infiammazione latente”, che sopravviene quando siamo sotto stress e fuori ritmo, e che si manifesta ad ogni livello, soprattutto quello cerebrale». Insonnia che può essere di diversi tipi: «c’è quella in cui si ha difficoltà di addormentamento o quella con risvegli precoci che – spiega Sponzilli – di solito avvengono verso le 2 o le 3 di notte, momento di massima umidità, di cui il nostro corpo, composto di molta acqua, può risentire, se siamo molto sensibili».

«L’omeopatia – afferma – è una delle medicine integrative per il trattamento dell’insonnia. Una medicina della persona per antonomasia che va sempre all’origine del disturbo, al contrario dei farmaci chimici (un tempo i barbiturici, oggi le benzodiazepine) che curano il sintomo senza tenere conto di tutto l’insieme. L’omeopatia, invece, inquadra la persona nella sua totalità trovando il medicinale più adatto al suo tipo di insonnia. Per esempio – sostiene – per quella legata al russamento o alle apnee notturne si utilizzeranno rimedi omeopatici che agiscono sul collasso della muscolatura respiratoria che le provoca, e così via».

Due le “modalità” di azione dell’omeopatia: «Con il cosiddetto “farmaco costituzionale” del paziente che va assunto indipendentemente dal problema dell’insonnia, con l’aggiunta di un medicinale da prendere la sera per supportare la fase iniziale dell’addormentamento. Dunque – sottolinea – si adotta sia una terapia sintomatica che una sistemica generale» a seconda delle cause che stanno dietro le “notti in bianco”.

Ma quali sono i pazienti su cui l’omeopatia ha risultati migliori? «Premesso che la terapia è indicata per tutti – sottolinea – sui pazienti che si sono sempre curati con l’omeopatia, quindi sono disintossicati dai farmaci chimici, l’approccio è sicuramente più diretto, semplice ed efficace. Curare pazienti che prendono psicofarmaci da tanto tempo, che sono cioè intossicati e hanno assuefazione, è più complesso e richiede un processo più lento e graduale. I risultati dunque variano da soggetto a soggetto, dagli eventuali farmaci che prendeva». «Ma il valore aggiunto più prezioso dei rimedi omeopatici – conclude il medico – sta nel fatto che possono essere dati a tutti, in qualsiasi condizione, perché non hanno controindicazioni, a partire dall’assuefazione». Dunque anche ai bambini.

L’insonnia nei bambini

I piccoli, infatti non sono esenti dai disturbi del sonno. Si stima che, nei primi 3 anni di vita, ne soffra ben il 20-30%, e le cause sono da attribuirsi principalmente alla molteplicità di stimoli che ricevono. Dopo i 3 anni, in concomitanza con l’inizio della scuola e con la maturazione psicologica e neurologica, la percentuale di insonnia diminuisce fortemente. Tuttavia, ci sono momenti di crescita e situazioni, come la nascita di un fratellino, i litigi con altri bambini, il distacco dai genitori, che possono causare stati ansiosi ed emotivi che si ripercuotono sul sonno. «Sui bambini – conclude Sponzilli – l’omeopatia funziona benissimo perché sono puri dal punto di vista biochimico, non inquinati da molti farmaci, e quindi molto più ricettivi».

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

contatore di accessi