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Chi uccise davvero Mussolini? Giletti riapre il caso sulla morte del Duce con una docu-inchiesta
Documenti desecretati, un mitra sparito e il misterioso carteggio Churchill-Mussolini. Ottant’anni dopo la morte del Duce, Massimo Giletti riapre uno dei più grandi enigmi della storia italiana.
“Mussolini – Le verità nascoste”, la docu-inchiesta condotta da Massimo Giletti, in onda lunedì 8 giugno in prima serata su Rai 3, visibile on demand su Raiplay, ricostruisce le ultime ore del Duce e i misteri che ancora circondano la sua fine, attraverso documenti, testimonianze e nuove piste investigative.
«Il fascismo è finito ottant’anni fa, ma noi sappiamo tutta la verità sulla fine di Mussolini?», si chiede Giletti. Una domanda che conduce al cuore dell’inchiesta: il presunto carteggio tra Winston Churchill e Mussolini, uno dei più grandi enigmi della storia italiana del Novecento.
Il mistero del carteggio Churchill-Mussolini
Secondo diverse ricostruzioni storiche, tra il leader britannico e il Duce sarebbe esistita una corrispondenza contenente informazioni potenzialmente imbarazzanti sugli anni della guerra. Un carteggio che, se davvero esistito, non è mai stato ritrovato. Lo speciale prova a fare luce proprio su questa vicenda, ripercorrendo le ipotesi che negli anni hanno alimentato il dibattito storiografico.
«Negli anni si sono susseguite testimonianze decisamente contrastanti», spiega Giletti all’ANSA. «Documenti avvistati, poi spariti, carte nascoste che raccontano verità scomode. Questo mi ha spinto a cercare di svelare dubbi e misteri su una pagina estremamente controversa della nostra storia».
«Ho trovato documenti desecretati»: la rivelazione di Giletti
Il giornalista annuncia anche una scoperta che potrebbe alimentare nuove discussioni. «Abbiamo trovato sia in Vaticano che in Inghilterra documenti di cui non anticipo nulla. Sono stati desecretati, sono molto importanti e aprono a nuovi scenari». Documenti che, secondo il conduttore, potrebbero contribuire a rileggere alcuni passaggi degli ultimi giorni del regime fascista e delle circostanze che portarono alla morte di Mussolini.
Il mitra scomparso e la pista albanese
Tra gli aspetti più sorprendenti dell’inchiesta c’è anche il viaggio compiuto personalmente da Giletti in Albania. «Io stesso, in solitudine, sono andato nel posto dove è custodito il mitra che ha ucciso Benito Mussolini», racconta. Secondo la ricostruzione proposta dal giornalista, l’arma sarebbe stata fatta sparire dai comunisti italiani durante il processo del 1957 sulla vicenda dell’Oro di Dongo. «In quel momento il mitra era un oggetto di prova e ho scoperto che venne portato in Albania addirittura dentro una valigia diplomatica».
Perché non ci fu una “Norimberga italiana”?
Tra le domande centrali dello speciale c’è anche quella sul destino dei gerarchi fascisti dopo la fine della guerra. A Michele Santoro, ospite della trasmissione, Giletti rivolge un interrogativo destinato a far discutere: «Perché non c’è stata una Norimberga italiana? Perché si sono ammazzati immediatamente i gerarchi e Mussolini, con grande rapidità?».
Storici, giornalisti ed esperti a confronto
Lo speciale vede la partecipazione di numerosi studiosi e testimoni. Tra questi lo storico Gianni Oliva, il giornalista Bruno Vespa, la saggista Mirella Serri, Roberto Festorazzi, Richard Toye dell’Università di Exeter e la ricercatrice Valentina De Santis.
Spazio anche all’analisi medico-legale. Vittorio Fineschi, professore della Sapienza di Roma, realizza infatti una sorta di autopsia virtuale basata sulle fotografie dell’epoca. «Così da capire con quale arma sia stato colpito e a che ora», anticipa Giletti.
Le testimonianze della famiglia Mussolini
Nel corso della docu-inchiesta interviene anche Edda Negri Mussolini, nipote del Duce, che ricorda la nonna Rachele. «Racconta che pregava sempre per Claretta Petacci, perché era stata vicino all’uomo che amava», riferisce il conduttore. Una testimonianza che aggiunge una dimensione privata e familiare a una delle vicende più controverse della storia italiana.
Tra documenti inediti, ricostruzioni storiche e interrogativi ancora aperti, “Mussolini – Le verità nascoste” punta a riaccendere il dibattito su una pagina che continua a dividere storici e opinione pubblica a ottant’anni dalla fine del fascismo.
La verità ufficiale attraverso la testimonianza del “colonnello Valerio”
Il video d’archivio documenta la testimonianza pubblica di Walter Audisio, il partigiano incaricato di eseguire la condanna a morte di Benito Mussolini. Attraverso un discorso pronunciato davanti a una folla imponente, il colonnello ripercorre le tappe cruciali della cattura avvenuta a Dongo per mano della Resistenza.
Il video illustra i luoghi simbolo di quegli istanti finali, inclusi il cascinale dove i prigionieri trascorsero l’ultima notte e il cancello di Giulino di Mezzegra.
Walter Audisio, conosciuto durante la lotta partigiana con il nome di battaglia di “colonnello Valerio”, era un ragioniere della ditta Borsalino che divenne una figura centrale della Resistenza italiana. Per quasi due anni, il suo nome di battaglia rimase una sorta di leggenda fino a quando non rivelò la sua identità davanti a una folla di 30.000 persone convenute alla Basilica di Massenzio. Il suo ruolo nella Resistenza è legato indissolubilmente ai seguenti fatti:L’incarico ufficiale: Audisio agì agli ordini del Comando generale del Corpo volontari della libertà, che lo incaricò di eseguire la sentenza di morte contro il capo del fascismo.
L’arrivo a Dongo
Il 27 aprile giunse a Dongo, sul lago di Como, dove gli uomini della 52ª Brigata Garibaldina avevano catturato Benito Mussolini, Clara Petacci e i gerarchi fascisti. L’esecuzione di Mussolini: Audisio ebbe il “compito storico” di giustiziare Mussolini. Presso un cancello a Giulino, egli lesse la sentenza formale che dichiarava: “Per ordine del Comando generale del Corpo volontari della libertà, sono incaricato di rendere giustizia al popolo italiano”, procedendo poi all’esecuzione.