La situazione nella exclave
Ceuta, i migranti urlano «Allah Akbar» e si scontrano con la polizia. Domani la riunione Ue
Il presidente Juan Jesús Vivas spiega che in città ci sono ancora tra i tremila e i cinquemila migranti, denuncia il clima di tensione e chiede misure straordinarie
Resta alta la tensione a Ceuta, dove la situazione è tutt’altro che normalizzata nonostante la larghissima parte dei 60mila irregolari arrivati nei giorni scorsi sia stata rimpatriata. In città ci sono stati scontri tra i migranti e la polizia con i primi che urlavano «Allah Akbar», secondo quanto testimoniato in un video pubblicato dal Daily Mail.
Le tensioni a Ceuta: i migranti urlano «Allah Akbar»
Gli agenti della Polizia nazionale spagnola sono intervenuti per disperdere i manifestanti che inneggiavano ad Allah, trasportando un uomo ferito avvolto in una coperta e denunciando una presunta aggressione da parte della polizia. In città però si registrano episodi di vandalismo e di auto incendiate e più fonti parlano di furti e di una popolazione terrorizzata.
Il presidente Vivas: lontani dalla normalità
A Ceuta sarebbero rimasti tra i 3mila e i 5mila migranti, secondo quanto stimato dal presidente della exclave, Juan Jesús Vivas. Vivas ha denunciato che non si è affatto tornati alla «normalità», insistendo per «misure» per impedire che si ripeta quanto accaduto la scorsa settimana.
In vista della riunione dei ministri dell’Interno Ue
Intanto si prepara la riunione straordinaria dei ministri dell’Interno Ue, richiesta dalla premier Giorgia Meloni e dalla sua omologa danese Mette Frederiksen e sostenuta da ulteriori 20 capi di Stato e di governo europei. Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che oggi il Coreper ha fatto il punto sugli eventi di Ceuta in vista della riunione che sarà dedicata alle implicazioni per la sicurezza interna, lo spazio Schengen e la politica migratoria Ue e all’esame delle possibili misure europee di sostegno agli Stati membri di primo ingresso in caso di nuove emergenze migratorie.
L’Italia ribadisce la sua posizione
Nel corso del confronto, l’Italia ha ribadito i principali contenuti della lettera sottoscritta lo scorso venerdì da 22 capi di Stato e di governo dell’Unione europea, riaffermando la necessità di un approccio europeo al fenomeno del contrasto dei flussi migratori irregolari.
L’Italia ha evidenziato che la protezione delle frontiere esterne e il rafforzamento della dimensione esterna della politica migratoria devono costituire i pilastri dell’azione dell’Unione, anche in considerazione del fatto che dall’integrità delle frontiere esterne dipende il corretto funzionamento dello spazio Schengen.
È stata inoltre richiamata la necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto all’immigrazione irregolare, eliminando i fattori di attrazione e potenziando la capacità di deterrenza dell’Unione.
In questo quadro, l’Italia ha sottolineato l’urgenza di intensificare la cooperazione con i Paesi terzi e rendere più efficaci i rimpatri, anche procedendo rapidamente all’avvio di progetti pilota per l’istituzione di return hubs nei Paesi terzi. È stata infine ribadita l’importanza di dare tempestiva attuazione alla Dichiarazione di Chisinau, al fine di adeguare il quadro giuridico internazionale alle sfide poste dalla moderna migrazione irregolare.