«Andiamo a vincere anche in Basilicata»: il generale Bardi suona la carica

lunedì 4 marzo 13:29 - di Antonella Ambrosioni

Manca poco. Con tutta la scaramanzia del caso. Dopo Abruzzo e Sardegna, il 24 marzo prossimo la Basilicata potrebbe dare un’altra grande soddisfazione al centrodestra, unito intorno al candiato Vito Bardi che nel fine settimana ha visto un bagno di folla attorno a sé, durante la visita di Silvio Berlusconi, e che in questi giorni attende la visita di Giorgia Meloni. Classe ’51, sposato, due figli, Bardi è generale in pensione della Guardia di Finanza. Il candidato giusto individuato dal centrodestra per le  indubbie capacità professionali e di leadership. È sicuramente un uomo d’azione ed ha una certezza: far ripartire la Basilicata, la sua terra,  con una politica di cambiamento è possibile.

Generale Bardi, dopo 25 anni di immobilismo di centrosinistra, andiamo a vincere anche in Basilicata?

«Ci sono buone possibilità. Bisogna scendere in campo per dare un nuovo senso alla moralità pubblica. La politica clientelare ha fatto i suoi danni in una regione da troppo tempo nelle mani del centrosinistra. La Basilicata ha tante potenzialità che intendo riportare in campo. Non sono un “professionista della politica”, ma ho servito il mio paese e ritengo di essere pronto a trasferire il mio “know how” professionale in questa esperienza. A partire dalla macchina amministrativa che ho intenzione di far ripartire dall’organizzazionee dalla programmazione, completamente mancate o disattese».

Il buongoverno del centrodestra che ha dato e sta dando buona prova in tante regioni funzionerà in Basilicata?

Ci sono tutte le condizioni. Un buongoverno fatto di chiarezza, trasparenza, organizzazione. Ma non solo. Ho intrapreso una politica di ascolto delle persone, dei professionisti. C’è tanta volontà di fare, a partire da alcuni punti-chiave per creare quello che io ho definito un brand Basilicata, perché la regioni torni attrattiva.

Da dove inizierebbe?

Uno: puntare su sviluppo, ambiente, turismo e cultura. Due: tornare ad utilizzare i fondi europei, che non dovranno andare mai più sprecati. Tre: puntare sulle infrastrutture materiali e immateriali: quanto alle prime, intendo un piano straordinario e strategico per mettere in sicurezza le strade, rinforzare i collegamenti su ferro e renderci interconnessi con il resto dell’Italia. Le sembra normale che per recarsi in Basilicata in aereo occorra atterrare a Bari? Con il piano infrastrutture creeremmo più lavoro, più sviluppo, e renderemmo la nostra terra attrattiva per le imprese che vogliono investire. Quanto alle infrastrutture “immateriali ”, con il progetto “Basilicata connessa” intendo realizzare un polo informatico che possa coordinare proposte e progetti, cercando dunque, di creare posti di lavoro.

Altra nota dolente in Basilicata è la Sanità: che intende fare?

La Sanità fa acqua da tutte le parti: c’è una polverizzazione dei presidi ospedalieri sul territorio, ma nessuno di questi riesce a soddisfare richieste minime sia in termini di quantità che di qualità: liste di attesa di anni e prestazioni insoddisfacenti danno il senso di una decadenza della regioni in questo settore che è sotto gli occhi di tutti. Molto si può fare a partire da una riorganizzazione complessiva del settore.

Mi vuol dire che la dopo circa un trentennio di centrosinistra la Basilicata è stata abbandonata  se stessa?

«Sì, c’è uno zoccolo duro della sinistra che è molto duro da scalfire, purtroppo. Più che in altre regioni. Per questo il valore aggiunto che penso di poter dare in questa competizione è agire sul voto di opinione: parlare e convincere gli scettici, gli indecisi, chi da anni non vota più. A queste persone potrei ridare una speranza che cambiare è possibile. Ripeto, la regione ha tante potenzialità inespresse».

Cosa le dicono le persone che incontra?

«Ho riscontri molto positivi parlando con le persone. Del resto, io sono nato a Potenza e con la mia terra ho avuto rapporti ininterrotti: anzi, è stata la spinta delle persone a farmi rispondesente “presente” alla chiamata della politica e a darmi la carica per affrontare una sfuda complicata ma esaltante».

 

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