Gianpaolo Rossi(*): Tatarella, il futurista che riunì tutte quelle intelligenze non omologate

venerdì 8 febbraio 6:00 - di Redazione

Bari, la scena è questa: sagrato della Basilica di San Nicola. Poco dopo il crepuscolo di una sera di febbraio 1999, fredda e limpida per un grecale sostenuto che porta a terra i profumi dell’Adriatico. La piazza è gremita di folla, da tutti quelli che non sono riusciti ad assieparsi nella grande chiesa, colma all’inverosimile di persone, fiori, gonfaloni, corazzieri, religiosi, autorità. La memoria si tramanda e attraversa gli anni proprio come quel vento freddo; chi c’era ricorda la commozione di quel bagno di folla che si apre per abbracciare il feretro, che sembrava una zattera su un mare, navigare verso la Basilica. E in quell’istante, dalle buie arcate dell’antistante portico dei pellegrini si leva al cielo una musica inattesa: una banda attacca a suonare Dixieland, regalando il sorriso a tutti i presenti, che scattano in un applauso scrosciante e festoso al ricordo della grandissima ironia, originalità, cultura e raffinata intelligenza di Giuseppe Tatarella, “Pinuccio” dal Gargano in giù e per gli amici. Le esequie di Giuseppe Tatarella si sono svolte esattamente così, con questo clima solenne e anticonformista come in fondo fu questo incredibile uomo politico.

Tatarella fu un rivoluzionario a tutto tondo, futurista e visionario, capace non solo di anticipare l’evoluzione dei tempi, ma di condizionarla, disegnando passo dopo passo i contorni della destra postbellica. Già negli anni ’50, mentre quel che restava della destra sopravvissuta al fascismo si dibatteva in dilemmi tutti intestini ruotanti attorno al “rinnegare o restaurare”, Tatarella andava oltre, prevedendo la deriva a sinistra della Democrazia Cristiana ed anticipando in un libro quello che sarebbe poi sfociato nel famoso Compromesso Storico. Pinuccio ha costruito passo dopo passo una visione ultramoderna della destra, sprovincializzata e cosmopolita. Una destra postfascista, visceralmente anticomunista ma aperta e inclusiva verso ogni componente del pensiero moderato: dal conservatorismo a stelle e strisce di Russel Kirk alla metafisica religiosa di Gabriel Marcel, passando per Vico, Prezzolini, Dos Passos e tanto, tanto altro. Era l’uomo dei contrasti – e si divertiva molto ad esserlo – della sintesi quando non anche del sincretismo. Tanto burbero nell’approccio quanto raffinato nel pensiero e aggregante nei rapporti. Un eclettico vero, a cui non mancavano tratti dannunziani, come quando nel ’76 candidò alla Camera e fece eleggere un prete, don Olindo Del Donno, riaccendendo un animato dibattito nazionale sul reale significato dell’impegno cattolico in politica.

Un personaggio la cui tensione intellettuale era costantemente protesa verso il domani, un futuro non solo da immaginare ma da costruire attivamente, attraverso l’aggregazione e il consenso generati dalla forza di idee tanto innovative quanto robuste; capace di traghettare un ambiente spesso troppo indulgente verso il passatismo, qual era quello del Movimento Sociale Italiano, fino all’avventura di Alleanza Nazionale, che moltiplicherà l’attrattiva della destra italiana tanto da portarla al governo del Paese. Di questo processo Tatarella fu il principale fautore e il vero innegabile protagonista, lo stratega, l’Aronne, che si celava dietro i vari testimonial capeggiati da Gianfranco Fini. Determinante a tal punto che, dopo la sua tanto prematura quanto improvvisa scomparsa, della destra post-ideologica è rimasto praticamente solo un megafono privo di contenuto, portandola rapidamente agli esiti che conosciamo.

Ma un segno distintivo rende Pinuccio Tatarella insuperabile nella sua frenetica attività: il suo mecenatismo. In un contesto dominato da un leader che soffriva della sindrome della corte dei miracoli, e che per questo arrivò addirittura a mal sopportare lo stesso Tatarella che pur l’aveva creato, la sua infaticabile attività in ambito culturale e giornalistico fece da incubatore per tantissimi esponenti del pensiero della destra contemporanea. La sua indole pluralista, in netto contrasto con le impostazioni dogmatiche e monolitiche che avevano contraddistinto la quasi totalità dell’ambiente missino, costituì un’attrattiva irresistibile per tante intelligenze non omologate in cerca di ossigeno, molte delle quali anche grazie alla sua opera di sdoganamento dopo gli anni bui dell’indice, sono finite sugli scaffali delle librerie, sulle pagine dei quotidiani, nelle tv e nei più alti consessi della cultura. Pinuccio Tatarella aveva in sé la capacità e la forza di suscitare e governare il cambiamento, di promuovere e gestire l’evoluzione sociale, di intercettare ed incanalare le nuove energie, senza temere i ritorni di fiamma.

A venti anni dalla sua scomparsa il panorama politico attuale acuisce quella nostalgia di lui che il tempo viceversa avrebbe dovuto contribuire a lenire. Il bisogno di visione politica, di strategia, di temperanza, di capacità di analisi e sintesi, dedizione, professionalità, concordia, spirito di servizio che quotidianamente sempre più si avverte è la testimonianza del vuoto che ha lasciato tra noi e nella nostra Italia il primo uomo di quella parte d’Italia uscita sconfitta dalla Seconda Guerra mondiale a presiedere un Consiglio dei Ministri: futurista anche in questo.

* Consigliere di Amministrazione RAI

Testo tratto dal libro “Pinuccio Tatarella – passione e intelligenza al servizio dell’Italia”, edito da “Giubilei Regnani”. Link per l’acquisto del libro: http://www.giubileiregnani.com/libri/pinuccio-tatarella/

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

contatore di accessi