Di Maio sulla graticola. Pensa di riesumare il Direttorio. Ma l’opposizione vuole la sua testa

martedì 26 febbraio 10:59 - di Stefania Campitelli

«Il movimento è in ottima salute». È il commento che Luigi Di Maio affida a facebook mentre il lentissimo spoglio del voto in Sardegna è ancora in corso. Parole eccessivamente ottimiste, dettate dalla necessità, moltoirritanti per la base grillina, di fronte al tracollo dei Cinquestelle che si ritrovano al di sotto della soglie del 10 per cento. Dietro le quinte però, il leader grillino e vicepremier è costretto a correre ai ripari mentre il movimento è in subbuglio e annuncia battaglia conto il capo che ha sbagliato tutto.

Troppo succube dell’alleato di governo leghista, troppo urlante e poco concreto, troppo distante dagli elettori. Nessuno si aspettava una Caporetto elettorale del genere (basti pensare che Roberto Fico a poche ore dal verdetto elogiava il solido elettorato). Se Di Maio si precipita a chiedere conforto a Salvini implorandolo  di far slittare la votazione sulla legittima difesa per «non essere massacrato» e di anticipare il varo della Commissione sulle banche, cavallo di battaglia dei 5stelle, parte il processo a Gigino e al suo staff con la senatrice Mugnes che chiede la testa del leader. «La base è stata messa da parte. La leadership di Di Maio va messa in discussione». Parole durissime subito silenziate da Sergio Battelli: «Leggo che la collega vorrebbe mettere in discussione Di Maio. Un consiglio, affronti e sfati la profezia di Fassino. Si candidi lei per guidare il M5S. Non abbiamo bisogno di picconatori, ma di visione e proposte».

Dal cilindro di Di Maio e Casaleggio jr esce la proposta di ripristinare l’antico Direttorio per una gestione collegiale del partito e un restyling organizzativo da mettere ai voti sulla piattaforma Rousseau. Si tratterebbe di un Direttorio-Segreteria politica di dieci persone, ognuno con una responsabilità tematica, scelte tra le  diverse anime del Movimento, cui si aggiungerebbero altri tre referenti per Regione nel tentativo di recuperare il gap con il territorio. Tre le principali novità che dovrebbero passare al vaglio degli iscritti (uan sola domanda come per il “referendum” on line sulla Diciotti): l’istituzione dei referenti locali, l’apertura a liste civiche e la deroga ai due mandati per i consiglieri comunali.

Ma è troppo poco. I parlamentari dell’opposizione interna non ci stanno. Un retroscena del Corriere della Sera riscostruisce le dinamiche di una cena segreta in un ristorante vicino al Palazzo con una decina di parlamentari dei 5 Stelle, che, a nome di altri colleghi picconatori, sono pronti a organizzando la controffensiva: «Basta slogan, basta annunci, lavorare di più e andare meno in tv». Mettono in dubbio l’alleanza con le liste civiche, che potrebbero nascondere intese pericolose con la Lega, e puntano il mirino contro i fedelissimi di Di Maio, la portavoce Cristina Belotti, e il braccio destro Pietro Dettori. Alla Camera non è escluso che tradiscano gli ordini di partito sulla legittima difesa che infatti i Maio è intenzionato a far slittare. Beppe Grillo non è meno caustico e arrabbiato. «Ormai sono un comico governativo. Mi contestano mi gridano Grillo ritorna. Non sono mai andato», dice il fondatore oggi garante del movimento, « siete voi che siete cambiati, avete i debiti, ma anche i crediti. Voi siete tutto e il contrario di tutto…».

 

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