Battisti, lite fra i comunisti ideologizzati boliviani: «tradita la morale rivoluzione»

lunedì 14 gennaio 17:50 - di Paolo Lami
CESARE BATTISTI

I pipponi moralisti e i piagnistei degli intellettuali radical chic di sinistra sono sempre gli stessi, a qualsiasi latitudine e il caso Battisti è la prova del nove.
Dopo la consegna di Cesare Battisti all’Italia in Bolivia ora esplodono le liti da condominio fra i pseudointellettuali (comunisti) amici del killer comunista e il governo socialista nazionale di Evo Morales.

Stessa paccottiglia ideologica in definitiva, con l’aggravante che gli stracci volano in famiglia: «Oggi, per la prima volta, questo processo di cambiamento si sviluppa in maniera controrivoluzionaria, gli interessi dello Stato hanno sovrastato la morale rivoluzionaria – ha scritto, indignato, sul suo profilo Facebook, Raul Garcia Linera, fratello del vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera al quale si era appellato, inutilmente, ieri, uno dei più ideologizzati amici di Battisti invocando l’asilo politico, il sociologo comunista Carlos Lungarzo – Per la prima volta mi vergogno e sono deluso dall’azione del governo, contraria alla morale rivoluzionaria. E con tutta la mia anima grido che questa azione è ingiusta, codarda e reazionaria».
Sembra di leggere i vecchi comunicati delle Brigate Rosse.

L’arresto a Santa Cruz de la Sierra di Cesare Battisti e la consegna dell’ex-terrorista dei Pac all’Italia sembra aver dato la stura a tutte le contraddizioni boliviane comuniste.
Politici, giornalisti e intellettuali comunisti, insomma l’intellighenzia rossa con la bava alla bocca, ne chiedono conto al governo con l’arroganza tipica della sinistra, la stessa identica arroganza che siamo stati costretti a sopportare in questi anni per troppo tempo anche in Italia.

Hugo Moldiz, avvocato ed ex-sottosegretario alla presidenza del terzo governo Morales, che sul suo profilo Twitter si definisce «semplicemente: comunista, latino americano e orgogliosamente boliviano», punta il dito contro la Conare, la Commissione nazionale boliviana dei rifugiati, colpevole, secondo Moldiz, di non aver fornito una risposta ufficiale alla richiesta d’asilo presentata da Battisti: «La Conare viola i diritti di Cesare Battisti consegnandolo al Brasile o all’Italia, il costo politico per il governo boliviano sarà alto», strilla Moldiz su Twitter.

Bisogna conoscere le tragicomiche disavventure politiche del povero Moldiz nel suo Paese per capire da che pulpito viene la predica su Battisti e chiedersi con che faccia Moldiz si permette ora di parlare e di fare la morale anche all’Italia.

Il «comunista, latino americano e orgogliosamente boliviano» Moldiz scelto da Morales nel gennaio 2015 come ministro del suo governo fu costretto, esattamente tre mesi dopo, alle dimissioni umilianti, chieste a furor di popolo, perché accusato di incompetenza, per essersi fatto sfuggire, lui che aveva la competenza sulla polizia, l’uomo d’affari peruviano Martin Belaunde, sottrattosi, come un Battisti qualsiasi, alla giustizia del suo Paese d’origine, e riparato illegalmente in Bolivia attraverso una fognatura.

Anche in quel caso, il Consiglio nazionale dei rifugiati della Bolivia aveva negato la richiesta di asilo imponendo gli arresti domiciliari a Belaunde in attesa di processarlo ed estradarlo verso il Perù. E Belaunde ne aveva approfittato per darsela a gambe levate.
Una vicenda fin troppo simile a quella di Battisti.

Ci sarebbe ora da chiedere a Moldiz conto del suo doppiopesismo: per quale motivo Battisti, processato e condannato in Italia all’ergastolo per quattro omicidi e riparato in Bolivia in fuga dal Brasile dopo una vita da latitante, ha diritto a ricevere asilo politico dal Conapo boliviano e non può averlo, invece, asilo politico, un uomo d’affari che sfugge alla giustizia peruviana e che, perlomeno, non ha compiuto omicidi?
Siamo sempre alle solite, l’idiozia ideologizzata e partigiana della sinistra è identica in ogni angolo del mondo.

Avanti un altro: «Il presidente Evo Morales ha discusso il tema Battisti nel suo viaggio per l’insediamento del “fratello” Bolsonaro? – si chiede polemicamente il giornalista Pablo Stefanoni che, su Twitter, definisce “fascista” il ministro italiano dell’Interno, Matteo Salvini – La consegna in 24 ore sembra un metodo usato nell’Operazione Condor, non la decisione di un governo del popolo. Ancor di più se è vero che» Battisti «aveva chiesto asilo».

«Non so se #CesareBattisti sia colpevole – scrive la politologa Susana Bejarano ammettendo, bontà sua, di parlare di cose che non conosce (ma, allora, perché apre bocca e gli da fiato, ndr) – Ma so che ha i suoi diritti umani fra i quali vi è l’asilo politico che sta chiedendo e che aveva in Brasile. La rete globale di destra oggi riceve un “regalo”. Dov’è la nostra sovranità? E solidarietà? E l’ideologia?», si chiede in maniera infantile il volto noto delle tv boliviane ammettendo che, per i comunisti boliviani, il problema di aver consegnato Battisti all’Italia non è giudiziario ma ideologico.

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