Khashoggi, la telefonata shock: «di al tuo capo che la missione è conclusa»

martedì 13 novembre 12:55 - di Paolo Lami
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«Di al tuo capo che la missione è stata portata a termine»: queste parole, rimaste impresse su un nastro nel corso dell’intercettazione di una telefonata effettuata, poco dopo l’omicidio di Jamal Khashoggi il 2 ottobre scorso, da uno dei 15 membri del team saudita inviato nel consolato di Riad a Istanbul, mettono ancora più in difficoltà di fronte alla comunità internazionale l’Arabia Saudita e la sua dinastia reale.

L’audio, condiviso il mese scorso dalle autorità turche con il direttore della Cia, Gina Haspel, è considerato da ex-funzionari dell’intelligence come una delle prove più evidenti che collegherebbero il principe Mohammed bin Salman all’uccisione di Khashoggi. Anche se, spiega il New York Times che ha svelato l’ultimo capitolo della vicenda Khashoggi, si ritiene non vi siano prove che il “capo” in questione sarebbe stato effettivamente il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Il membro del team telefonò a un suo superiore dicendogli esattamente di «dire al tuo capo» che la missione è stata portata a termine. Alcuni ufficiali dell’intelligence turca, aggiunge il giornale statunitense, hanno informato le autorità che il protagonista della telefonata è Maher Abdulaziz Mutreb e che quest’ultimo avrebbe chiamato uno dei consiglieri del principe Mohammed bin Salman.
Il New York Times cita ben tre persone a conoscenza della  registrazione dell’assassinio di Khashoggi, registrazione ottenuta dall’intelligence turca.

«Una telefonata del genere rappresenta quasi la cosiddetta “una pistola fumante” – ha commentato Bruce O. Riedel, ex ufficiale della Cia ora alla Brookings Institution – È una prova piuttosto incriminante».
Secondo il New York Times le autorità turche sottolineano che l’audio non conferma «in modo definitivo» l’eventuale implicazione di Mohammed bin Salman nell’omicidio Khashoggi e anche l’intelligence americana e altri funzionari governativi hanno ammonito che, per quanto possa essere convincente, la registrazione, non è ancora una prova inconfutabile del suo coinvolgimento nella morte del giornalista.

«Anche un funzionario dell’intelligence saudita è rimasto scioccato dopo aver ascoltato la registrazione» dell’omicidio di Jamal Khashoggi e «ha detto che solo un drogato di eroina può fare una cosa del genere», ha sostenuto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ai giornalisti al seguito sul suo volo di ritorno da Parigi.

Il caso è stato discusso insieme ai leader mondiali durante le commemorazioni dello scorso fine settimana per il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale nella capitale francese, ha spiegato Erdogan, ribadendo che Ankara non ha nascosto alcun dettaglio dell’inchiesta agli alleati e ha condiviso la registrazione con Arabia Saudita, Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Canada.

«Vogliamo sapere chi è la persona che ha dato l’ordine» di uccidere il reporter, ha insistito, spiegando che la Turchia aspetta «pazientemente» che Riad faccia piena luce, «come promesso dal principe Mohammed bin Salman».

Ventiquattro ore fa era emerso uno stralcio della registrazione. Si sentiva Jamal Khashoggi dire: «sto soffocando…togliete questa busta dalla mia testa, sono claustrofobico». Sono state le sue ultime parole, secondo la tv araba Al Jazeera e il quotidiano turco Sabah. Poi iniziò l’agonia. E morì in sette minuti.

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