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Pensioni, nuove regole: divieto di lavoro per chi lascia a 62 anni

Pensioni, nuove regole: divieto di lavoro per chi lascia a 62 anni

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Ci sono 7 commenti

  1. Il saggio ha detto:

    La storia insegna che ogni governo ha peggiorato il debito pubblico sia con la liberalizzazione delle pensioni a chi non aveva lavorato i 40 anni canonici (vedi parlamentari) sia con le elargizioni pecuniarie corrisposte agli elettori utili.

  2. Pietro ha detto:

    Se il mio commento deve essere sottoposto ad approvazione, di chi?, dove sta la libertà?

    1. Redazione ha detto:

      L’approvazione è fondamentale in quanto non è una limitazione della libertà dello scrivente ma, non è il suo caso, potrebbe tradursi in una limitazione della libertà della nostra comunità nel momento, e le assicuro che ce ne sono, in cui alcuni lettori usino toni e parole non consone.

  3. Pietro ha detto:

    Ho 90 anni e 7 mesi. Ritengo di poter esprimere le mie più che negative considerazione verso la classe politica. Non è cambiato niente, salvo le continue promesse mai mantenute e di contro risultati che prevedono solo favoritismo, oltremodo vergognoso, alla casta politica.
    Al posto dei terremoti naturali, che colpiscono la povera popolazione, necessitano terremoti che
    possano eliminare la sporca politica a beneficio di tutti.

  4. ANTERO ha detto:

    Finalmente …..

  5. Mauro ha detto:

    Francamente credevo che se stavi in pensione non potevi lavorare ed avere altri redditi di lavoro e/o professione. Pertanto mi sembra logico che qauesta norma venga rimessa ed anche per coloro che lasciano senza contare della quota 100.-

  6. Laura ha detto:

    beh, se vogliamo creare nuovi posti di lavoro per le generazioni successive dobbiamo (quì si) mettere delle regole ma oltre alle regole dovremmo dare a chi esce dal mercato del lavoro (va in pansione) la possibilità di una vita autosufficente con una pensione adeguata, in caso contrario (se non hanno soldi a sufficenza per poter vivere autonomamente e dignitosamente
    o non si va in pensione
    o cercheranno di lavorare in nero (per sopravvivere)
    mentre non dovremmo mettere i c.d. paletti in uscita,
    cioè a quota 100 (anche 95) senza minimo contributivo si può uscire
    chiaro che il peggior deterrente alla pensione è proprio il sistema di calcolo con il “contributivo”
    se ci fosse il retributivo (ultimo stipendio, media ultimi stipendi)
    sarebbe tutti molto più incentivati ad andare in pensione ed a creare, così nuovi posti di lavoro.
    Ci vuole più coraggio, cambiamo il metodo di calcolo non più contributivo (dove i conti valgono più degli uomini) e ripristiniamo il retributivo (dove il pensionato deve poter essere autonomo e dignitoso)
    Il timore di forare il Bilancio verrebbe ampiamente compensato dal maggio flusso di denaro nei consumi e dal maggior numero di nuovi posti di lavoro con netto calo della disoccupazione e…
    una nuova generazione di nuovi lavoratori molto più numeroso che renderebbero perfettamente sostenibile il sistema pensionistico
    Avremmo quindi
    – più pensionati, molto più soddisfatti (questo si traduce in consumi molto più frequenti e consistenti)
    – più nuovi occupati (felici) meno disoccupazione e quindi aumento dei consumi anche nelle nuove generazioni (che da disoccupati non consumavano se non attraverso i genitori).
    Dobbiamo avere più coraggio e lungimiranza

7 Ottobre 2018 - AGGIORNATO 8 Ottobre 2018 alle 12:49