Manovra, Salvini: «Dobbiamo far felici gli italiani, i numerini li gioco al lotto»

giovedì 27 settembre 12:15 - di Guglielmo Federici

Mentre sale l’attesa per la presentazione della nota di aggiornamento al Def, il pressing sul ministro Tria si fa pressante. Da Bruxelles e da Tunisi, Di Maio e Salvini concordano  nel chiedere al ministro dell’Economia di alzare al 2,4% l’asticella del rapporto deficit-Pil.  Un rapporto deficit-Pil al 2,4%, significa 15 miliardi in più rispetto all’1,6% indicato dal ministro Tria qualche giorno fa. E tutti in deficit. Di Maio e Salvini hanno messo in conto le dimissioni del ministro. Ma Di  Maio rassicura: «Non c’è in programma nessuna richiesta di dimissioni» del ministro dell’economia Giovanni Tria. La posizione di Salvini e della Lega è più muscolare. Basta ascoltare quanto detto in tv dal capogruppo leghista alla Camera: «Se Tria non è più nel progetto troveremo un altro Ministro dell’Economia», avverte infatti Riccardo Molinari, ospite di Agorà, su Rai Tre. A stretto giro di posta parla Salvini: «Giusto superare il 2% del rapporto debito/Pil nella manovra economica del governo. Il diritto alla felicità di milioni di italiani vale qualche numerino. Assolutamente».

«I numerini arriveranno alla fine»

Così il ministro dell’Interno e vice premier Matteo Salvini a Tunisi per incontrare il presidente e il ministro dell’Interno tunisini. «E’ una manovra economica che abbiamo promesso a tanti italiani, senza miracoli, senza moltiplicazione di pani e pesci però con il superamento della legge Fornero, graduale; con una riduzione delle tasse, graduale; con il superamento delle liti con Equitalia, con l’avvio di un reddito di reinserimento al lavoro. I numerini», spiega il ministro, «arriveranno alla fine del percorso. Sono sicuro che in Europa avere una Italia che cresce e i ragazzi italiani che sperano e lavorano sarà solo un successo».

«Il governo ha un’unica direzione», spiega Salvini. E, sempre sulle percentuali della discordia rimarca: «I numerini io li gioco a lotto o a tombola. Qui io mi occupo di Legge Fornero, di Equitalia, di flat tax, di accise sulla benzina, di diritto al lavoro e di diritto alla salute. Il numerino è l’ultimo dei miei problemi, arriveranno alla fine del percorso». Di Maio aveva detto qualche istante prima da Bruxelles che quella del governo gialloverde sarà una «manovra del popolo coraggiosa dove non ci si impicca a un numero o un altro» perché «è inutile tirare a campare come governo».

La carta Paolo Savona

Su Tria, tuttavia, le tensioni restano. Si vedrà come andrà a venire: prima nel vertice tra Giuseppe Conte, Tria, Salvini e Di Maio. Poi nel Consiglio dei ministri programmato nel pomeriggio, sempre che non si decida per uno  slittamento a domani mattina. Un rapporto deficit-Pil al 2,4%, significa 15 miliardi in più rispetto all’1,6% indicato dal ministro Tria. Cosa accadrebbe se Tria si dimettesse? Volendo scongiurare la crisi di governo, secondo una indiscrezione riportata dal Messaggero: «Al massimo diamo l’interim a Conte, poi si vedrà…». «L’ipotesi (azzardata): affidare anche solo una delega a Paolo Savona, per aggirare l’antica contrarietà di Sergio Mattarella. Mentre  il prudente Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha suggerito di accettare la mediazione proposta da Tria: il 2%».

Commenti

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  • 27 settembre 2018

    Più di fare felici e tempo Di rocstruire una economia potente e internazionale. E arrivato il tempo di dichiararare Sovranità!! Non più schiavi di Brussels

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