CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Casaleggio la spara grossa: «Possibile la democrazia senza Parlamento»

Casaleggio la spara grossa: «Possibile la democrazia senza Parlamento»

Segui il Secolo d'Italia Google Discover Fonti Preferite

C'è un commento, partecipa alla discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

C'è un commento:

  1. Enrico ha detto:

    La democrazia è sempre stata un tentativo di realizzare un’utopia.
    La democrazia diretta è nata, poi, con la stessa democrazia, fino dai tempi dell’antica Grecia, quindi nessuna preclusione di principio a riproporla, con metodi attuali, cioè informatici.
    Si tratta di tempi idonei.
    Ritengo che fra 10-15 anni, potrebbe essere alla portata di tutti i cittadini, l’installazione di un’applicazione sul telefonino, che consenta di comunicare alle Istituzioni, attraverso il voto diretto, l’intenzione della cittadinanza.
    Non credo che i referendum possano sostituire in tutto l’attività parlamentare, ma potrebbero rendere facili e non onerosi, quelli abrogativi.
    Potrebbero essere utilissimi per la promulgazioni di leggi ove si intenda modificare il senso etico della tradizione: gli esempi che mi vengono a mente sono quelli della Cirinnà e dello Ius Soli.
    Per tutta l’altra legislazione, ove la parte tecnica della stesura richiede l’impegno di specialisti dei vari settori, ritengo il metodo referendario poco praticabile.
    Alla democrazia referendaria, che ha origini nobili, come detto, nell’antica Grecia, si contrappone la visione democratica, ma elitaria, della Repubblica Romana.
    Il popolo, conscio della propria inadeguatezza culturale/tecnica alle scelte politiche e legislative, sempre le delegò agli eletti Patrizi (oggi potrebbero essere gli imprenditori più importanti), tutelandosi con l’elezione dei “Tribuni della Plebe”, io quali, con il diritto di veto potevano rendere inefficace qualsiasi decisione del Senato che si rivolgesse contro i propri elettori.
    La Storia ci racconta che questa seconda scelta tutelò sufficientemente il popolo di Roma, abbatté il costo della politica (I Senatori Romani, in quanto Patrizi, non percepivano emolumenti), permise una gestione più efficiente della politica ed evitò le democratica “cavolate” (la condanna di Socrate per volontà referendaria, l’esempio più noto, ma anche Temistocle, dopo aver salvato Atene dall’occupazione Persiana, fu, con referendum, esiliato).
    Quindi, confermando che, pur restando la Democrazia, come anche la Libertà, un obiettivo ideale utopistico, le forme reali devono far conto con la praticità, ricordando comunque sempre le parole di Platone che ricordava: beati quei Popoli che possono disinteressarsi alla politica perché hanno governanti capaci!

23 Luglio 2018 - AGGIORNATO 24 Luglio 2018 alle 13:17