È la depenalizzazione strisciante che disarticola e impaurisce la società

22 Mag 2018 19:14 - di Giancarlo Cremonini

Riceviamo da Giancarlo Cremonini e volentieri pubblichiamo

Caro direttore, è la depenalizzazione strisciante che disarticola e impaurisce la società. Negli ultimi venti anni gli sforzi della magistratura inquirente, delle istituzioni, delle Forze di Polizia e degli investigatori si sono concentrati nella lotta alla Mafia, alla N’drangheta, alla Camorra, alla Sacra Corona Unita e a tutte le forme di criminalità organizzata a carattere mafioso. Purtroppo a questa pur giusta attenzione verso le grandi organizzazioni criminali ha fatto riscontro una colpevole disattenzione verso i fenomeni di micro criminalità spicciola e quotidiana che sono aumentati in modo esponenziale e sono a oggi fuori controllo in molte aree del Paese. Certo, per un magistrato o per un inquirente in cerca di notorietà o di esposizione mediatica è molto più importante e produttivo arrestare un noto boss mafioso che non un piccolo rapinatore seriale o uno stupratore. E così abbiamo assistito una una depenalizzazione strisciante dei piccoli reati che ora, grazie (si fa per dire) alle norme ultra lassiste e permissive approvate dall’ex ministro della Giustizia Orlando non sono, in moltissimi casi, neanche più puniti con il carcere. E così ladri, scassinatori, scippatori, truffatori e borseggiatori non solo sanno che statisticamente hanno una possibilità su dieci di essere presi ma che, anche nella malaugurata sorte ciò dovesse avvenire, non vedranno mai le porte del carcere e potranno restare a piede libero e continuare a delinquere. Questa paradossale situazione, che sta disarticolando la nostra società civile gettando nello sconforto e nella sfiducia i cittadini, specie quelli più indifesi come gli anziani, ci dà la misura della inadeguatezza della nostra classe politica e dei danni enormi prodotti da un pensiero buonista e cattocomunista che simpatizza per gli autori dei crimini e non per le vittime. Quello che i nostri politici non hanno capito o hanno fatto finta di non capire è che al cittadino medio interessa fino a un certo punto dell’arresto del grande boss mafioso perché lui, molto probabilmente, nella vita non avrà mai a che fare con la mafia. Al cittadino comune che vive nelle periferie degradate delle grandi città interessa lo scippatore che lo getta a terra rompendogli il femore, il rom borseggiatore che gli ruba la pensione all’uscita dell’ufficio postale o la banda di rumeni che gli entra in casa di notte e lo massacra di botte. Queste sono le figure di reato che interessano alla gente comune non il traffico internazione di stupefacenti o il riciclaggio di denaro sporco. Ma cosa gliene frega al pensionato di Tor Bella Monaca o del Lorenteggio o dello Zen di Palermo di sapere che hanno arrestato Totò Reina se poi non può uscire di casa per paura di essere aggredito? Cosa può importare alla casalinga dei quartieri spagnoli o di San Basilio che un traffico di cocaina dalla Colombia è stato sgominato se lei poi non può allontanarsi da casa per paura che venga svaligiata? I latini dicevano “preator de minimis non curat”. Ebbene forse sarebbe proprio il caso che il pretore iniziasse a occuparsi anche dei casi minimi perchè sono quelli che rendono una nazione, una citta e un quartiere vivibili e civili. La New York degli anni Settanta era diventata un inferno non a causa dei grandi reati di mafia ma a causa delle centinaia di omicidi e rapine compiuti da piccoli criminali. La Chicago di oggi è un girone dantesco non a causa delle grandi organizzazione criminali ma a causa delle piccole bande etniche di spacciatori che sparano a destra e a manca uccidendo centinaia di persone. Quindi, in conclusione, va bene la lotta alla mafia ma, per favore, non dimentichiamo quegli odiosi reati cosiddetti minori, ma che nei fatti minori non sono, che rendono invivibile la vita a noi tutti e minano alle fondamenta la società civile e il quieto vivere della gente per bene. Basta con il buonismo, basta con la simpatia e la solidarietà verso chi delinque, basta con le aggressioni ideologiche alle forze dell’ordine, basta con le amnistie, gli indulti e gli sconti di pena. Facciamo in modo che chi commette questi reati in galera ci vada e ci resti per un congruo periodo di tempo. E se poi chi commette questi reati non è italiano facciamo in modo che, scontata la pena, venga allontanato dal Paese in modo certo e veloce e che non torni più in Italia.

Commenti

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  • Laura Prosperini 23 Maggio 2018

    depenalizzazione è risultato di dereguletion cioè liberismo.
    Stato (che siamo noi) cattivo privato buono, privato può fare tutto (ma come fa senza soldi?).
    Quindi privato ricco può fare tutto Stato (che siamo tutti noi, anche i poveri) inerme guarda le elite (ricchi affaristi) fare tutto ciò che le aggrada…(anche le cose più insensate e turpi, diamogli tempo).
    Il Male è incarnato dalla cultura del liberismo dove risiede incontrastato il virus dell’egoismo.
    Homo, omini lupus… è questa la civiltà che vogliamo noi figli di Roma???!!!???

  • Francone 22 Maggio 2018

    Come mai nelle regioni dove la mafia e’ piu’ presente corrisponde una bassa percentuale
    di immigrati ? Forse hanno capito che li’ si fa’ dura a delinquere ?
    ( L’articolo rispetta pienamente il pensiero del popolo Italiano . . . governanti sinistroidi esclusi )

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