Casellati: «A me il mandato? Se me lo chiede il capo dello Stato, non dico di no»

13 Apr 2018 21:03 - di Stefania Campitelli

«Se me lo chiedesse il presidente della Repubblica non potrei certo dire di no. Questo significherebbe però che i partiti non hanno trovato punti di convergenza, continuando a far prevalere il pregiudizio sulla ragione». Parola di Elisabetta Casellati che chiude il secondo e ultimo giorno di consultazioni al Colle. La seconda carica dello Stato è disponibile a guidare un esecutivo se dovesse essere la soluzione individuata da Sergio Mattarella per uscire dall’impasse.

Casellati: se Mattarella mi chiama, non dico no

«Berlusconi è sempre in campo. Lui è il leader di Forza Italia e resta la figura di riferimento, noi tutti ci auguriamo che sappia trovare una soluzione. Bisogna per forza uscire da un vicolo cieco che paralizza la formazione del nuovo governo. Berlusconi – insiste la presidente del Senato, berlusconiana doc – rappresenta milioni di italiani che lo hanno votato e il veto nei suoi confronti è assolutamente ingiustificato. Il centrodestra rispetta il M5S perché ha raccolto il 32% dei consensi ma c’è bisogno di altrettanto rispetto da parte di Di Maio nei confronti di un leader storico come Berlusconi e dei tanti italiani che si riconoscono in lui». La Casellati, pronta a un possibile mandato esplorativo, è convinta che la svolta sul governo non c’è ancora ma che sarà imminente. Poi chiarisce che l’ipotesi di un mandato esplorativo è comunque «uno scenario prematuro, bisogna prima verificare fino in fondo le ipotesi di alleanze per configurare una maggioranza e queste sono prerogative esclusive del Capo dello Stato. Non è compito mio». Intervistata da la Stampa, la prima donna della storia alla presidenza del Senato,  fa anche un bilancio dell’attualità politica e lancia un monito ad abbassare i toni per trovare «un vero clima di pacificazione» fra i partiti per superari i veti incrociati, a cominciare da quello dei Cinquestelle verso il Cavaliere. Tra le priorità la presidente del Senato mette la riforma fiscale (taglio delle tasse per ridare slancio all’economia, alle imprese e anche alle famiglie) e il lavoro. Ma insiste che uno dei principali ostacoli da rimuovere è la contrapposizione tra Di Maio e il leader forzista.

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