Rai, l’architettura fascista arriva in prima serata e fa il boom di ascolti
Società - di Redazione - 29 Dicembre 2017 - AGGIORNATO 29 Dicembre 2017 alle 14:47
“Sì, il fascismo era un regime, una dittatura, però bisogna ammettere che le opere degli architetti del Ventennio ancora sono ammirate in tutto il mondo…”. La sintesi del grande giornalista italiano, Paolo Mieli, è più o meno questa: scusate se faremo irritare qualcuno (vedi Fiano…) ma non possiamo non raccontare, da storici, nella “Grande storia”, programma di approfondimento andato in onda in prima serata, il genio degli architetti del fascismo che ricostruirono mezza Italia e che ancora oggi, con le loro opere, sono ammirati e imitati in tutto il mondo.
Il Foro Italico a Roma, la Stazione Santa Maria Novella a Firenze, il Ponte sulla Laguna a Venezia sono alcune delle tracce che il ventennio fascista ha lasciato in Italia, per non parlare dell’Eur e di decine di palazzi in tutte le principali città italiane. La ricostruzione di quel periodo di inventiva e di investimenti sull’urbanistica è stata coronata da un grande successo di pubblico. Sui social, un boom di commenti, perfino dai “compagni”: “Pur essendo antifascista non posso essere d’accordo con l’idea di abbattare i monuimenti del Ventennio”, come vorrebbe qualcuno, in Italia, sulla scìa della legge Fiano che punisce i “nostalgici” di Mussolini.
“La Grande storia”, su Raitre, giovedì sera, con il titolo “Tracce di Ventennio”, ha così viaggiato in Italia “alla ricerca di quei monumenti che continuano ad essere ammirati e odiati allo stesso tempo”, come ha spiegato Paolo Mieli, arrivando fino a luoghi simbolici come Predappio. E facendo registrare un ottimo riscontro di ascolti: 1.499.000 spettatori, con uno share del 6.3%. Roba da far invidia a Fabio Fazio…
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di Redazione
La Storia non si cancella né si abbatte!
1) Per far invidia a Fazio ci vuole poco…. visto il suo declino inarrestabile, 2) Si vede che Mieli, che è persona intelligente ed accorta, si prepara da buon italiano, a saltare sul carro del vincitore. Sarebbe stato meglio che questa trasmissione l’ avesse fatta prima, e non ora che la Boldrina è politicamente in punto di morte e non può più fargli danni. L’ unico danno lo ha fatto a me, che volevo votare Bersani e D’ Alema e che al pensiero che il mio voto possa servire ad eleggere una come lei comincio ad avere qualche problema.
Idee del genere non hanno alcun senso. Sarebbe come abbattere il Colosseo oppure il Duomo di Milano. Questa gente pur di finire sulle prime pagine le inventa di tutti i colori. Al tempo del fascio non erano neppure nati.
Durante l’era fascista molti non sanno che Mussolini era il capo del governo, ma il capo dello Stato era il re Vittorio Emanuele III° . Ben strana quella feroce dittatura in regime monarchico senza contare che al Quiruinale non c’era il presidente della repubblica di là da venire, ma il papa, con il quale Mussolini dovette fare i conti con il concordato “libera Chiesa in libero Stato”.