Separati per finta, dall’assegno sociale alle tasse sulla casa: ecco i vantaggi

11 Ago 2017 12:35 - di Redazione

Separati per finta. Non è un fenomeno nuovo, anzi. Ma non è neanche facile dire se sia in crescita o meno. Di certo, almeno il 7% delle separazioni (oltre 6mila su 91mila) sono “finte”. I motivi? C’è chi lo fa per ottenere l’assegno sociale, chi per pagare qualcosa in meno di tasse, chi ancora per l’assegnazione di una casa popolare. Senza contare i vantaggi che si possono ottenere in determinate graduatorie. E i costi sono irrisori: con 2-300 euro si porta a casa la separazione. «Non è che i clienti arrivano da noi e ci dicono chiaramente di volersi separare per eludere il fisco», spiega Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti, che qualche dato lo fornisce “sebbene fermi a 2-3 anni fa”. E cioè oltre 6mila separazioni finte sulle 91mila totali ogni anno (quindi il 7%). «Certo è che per le coppie con un reddito medio-alto – sottolinea Gassani – può essere un’affare, non solo di tipo fiscale». Non sono poche le coppie che, per motivi diversi, scelgono questa strada. C’è chi la intraprende perché così può ottenere l’assegno sociale per uno dei due coniugi. Oppure perché riesce a continuare ad avere il diritto a risiedere in una casa popolare. Ma sono solo degli esempi.

Separati per finta: a chi conviene

«La separazione porta di sicuro un immediato e più significativo vantaggio nel caso in cui si posseggano due case – spiega Guido Rosignoli, direttore dell’Istituto nazionale esperti contabili – diventando entrambe prime case non si pagano più Imu e Tasi. Ovviamente è necessario spostare la residenza perché ciò avvenga!. Nel caso in cui poi non ci siano figli, «in alcune città chi vive da solo può avere degli sconti sulle imposte comunali», aggiunge l’esperto che fa un esempio concreto: «Nel caso di una coppia sposata monoreddito alto, la separazione può essere vantaggiosa quando il coniuge che non lavora riceve l’assegno di mantenimento. Assegno che va dichiarato da entrambe le parti e che avrà effetti sull’aliquota marginale abbassandola, visto che può essere dedotto dalle tasse». Quando entra in gioco l’Isee, cioè l’Indicatore della Situazione economica equivalente, «i vantaggi sono diminuiti nel tempo con l’aggiornamento dei criteri di determinazione di questo indicatore. C’è stata una stretta da questo punto di vista», sottolinea Rosignoli. L’Isee si occupa di fornire un quadro chiaro sulla situazione economica della famiglia, in modo tale che si possa poi accedere a benefici fiscali di vario genere oppure ai bonus previsti. Tra questi c’è l’inquadramento nelle fasce per le tasse universitarie oppure l’esonero totale o parziale dalle tasse stesse, le tariffe di mense scolastiche e trasporti pubblici, incentivi sui canoni di locazione. L’Isee dei genitori, anche se separati, si cumula comunque quando si tratta di figli (quindi per tasse universitarie, mense scolastiche, retta nido o scuola materna). Ma se non ci sono vantaggi dal punto di vista delle rette, ma un vantaggio può arrivare ad esempio nelle graduatorie delle scuole e magari anche sul posto di lavoro.

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