In tv Renzi gioca a fare l’antipolitico, ma è proprio lui il primo della casta

27 Nov 2016 18:04 - di Lando Chiarini

In tempi meno pecorecci è più severi degli attuali, nessuno – dopo averne ammirato la performance televisiva nel salotto di Barbara D’Urso su  Canale 5 – avrebbe esitato a classificare Matteo Renzi alla stregua di un cialtrone e a giudicare ancora peggio il Pd che lo ha allevato e incoronato capo. Ma viviamo nell’epoca del primato della comunicazione e le parole, soprattutto quelle dei politici, quasi mai rispecchiano fedelmente un pensiero o un intimo convincimento. La qual cosa ci induce a definire Renzi come semplicemente disperato. A tal punto disperato da mischiare la Costituzione – e qui sta la cialtroneria – con materie come scontrini, rimborsi spese, poltrone e stipendi.

Renzi ospite della D’Urso a Canale 5

Avesse osato Berlusconi utilizzare tali argomentazioni da taverna per illustrare e propagandare la riforma di ben 47 articoli della nostra Carta fondamentale, non c’è dubbio alcuno che ne avrebbe pagato amaramente il fio. RaiUno avrebbe ricicciato il Roberto Benigni in versione giurista, oggi schierato per il “sì”, ma che solo un paio di anni fa predicava l’intangibilità della “Costituzione più bella del mondo”, mentre la più identitaria RaiTre l’avrebbe buttata su partigiani e resistenti per inchiodare il Cavaliere Nero al suo destino di sdoganatore di fascisti. Infine, Eugenio Scalfari, che appare su Repubblica solo la domenica per far capire a tutti che è direttamente Dio a ispirarne gli editoriali, avrebbe vergato con parole di fuoco l’appello alla mobilitazione permanente sotto il titolo “Perché il Caimano è un pericolo per la democrazia”. Oggi, invece, sono tutti lì ad applaudire il taverniere rosso sotto lo sguardo compiaciuto dei finanzieri della J.P. Morgan o degli speculatori alla George Soros. Un bel campionario di facce toste. Ma sono problemi loro.

Il premier s’inventa la Costituzione anti-rimborsi

Per parte nostra ci chiediamo solo che fine abbia fatto la tanto strombazzata tradizione del Pd, il partito che raccoglie gli eredi di Berlinguer e di Dossetti, di Moro e di Terracini, di Togliatti e di De Gasperi. È proprio il loro capo a degradare oggi la fino a ieri venerata Costituzione repubblicana e a presentarla come il libro mastro dei papponi di regime. Di più, per magnificare la sua riforma, Renzi non sa o non riesce a dire. Non se ne abbia dunque a male se per la prossima comparsata in tv gli consigliamo di suggellare con un sonoro rutto di disgusto l’immancabile intemerata contra la casta dei parlamentari. Non per maleducazione, ma giusto per non far insorgere in quei creduloni che lo guardano da casa il sospetto che, in fondo, è la stessa casta che gli consente di tener incollato il sedere alla poltrona.

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