Bomba in Egitto, 8 feriti: una sfida alla Lega Araba riunita a Sharm El Sheikh?

28 Mar 2015 15:09 - di Giulia Melodia

Ancora un attentato in Egitto: c’è stata un’esplosione al Cairo, o meglio, come sottolineato da fonti della sicurezza, davanti alla stazione della metro dell’Università a Giza. Il bilancio è di otto feriti: un bollettino confermato anche dall’agenzia ufficiale Mena, precisando che quattro di loro sono «ufficiali di polizia». Ancora una bomba in Egitto, dunque, e proprio mentre a Sharm El Sheikh si è aperto il vertice della Lega araba che impegnerà l’intero fine settimana.

L’attentato in Egitto: sfida alla Lega Araba?

Una concomitanza temporale quanto meno sospetta, quella tra l‘attentato del Cairo e l’apertura del vertice della Lega araba, che vede al centro dell’incontro di Sharm la decisione di creare una sua forza d’intervento rapido per contrastare ribellioni, invasioni e infiltrazioni terroristiche come quella dell’Isis. E del resto, come rilanciato dai vari interventi durante i lavori in corso, i «gravi sviluppi in Siria, Libia e Yemen», rappresentano uno degli 11 punti del programma del summit di Sharm El Sheikh tra i 22 paesi della Lega araba, 14 dei quali rappresentati da re, principi e capi di Stato (il seggio siriano resta vuoto, come previsto da una precedente decisione). Il summit, allora, si propone di varare entro domenica, secondo la bozza di conclusioni della tre giorni, la disponibilità a «un intervento militare rapido per far fronte alle sfide che minacciano la sicurezza di qualsiasi stato membro». E naturalmente, tra le «sfide» che la Forza affronterà di volta in volta, «su richiesta del Paese in questione», figureranno anche questioni che riguardano la sua «sovranità nazionale» e qualsiasi «minaccia diretta per la sicurezza nazionale araba, incluso il rischio di formazioni terroristiche». Così, dopo il preannuncio di gennaio che l’iniziativa era allo studio, i bombardamenti egiziani sul Califfato dell’Isis a Derna di metà febbraio (quelli scatenati dalla decapitazione dei 21 copti a Sirte) e il vertice di questi giorni, continuano a far ipotizzare in ambienti diplomatici un impiego della Forza a breve scadenza, in qualche futuro scenario “libico”.

Una Forza panaraba

La patente di “panaraba” che avrà la Forza d’intervento dovrebbe peraltro mitigare, almeno formalmente, le avversioni per operazioni targate «Occidente», e quindi tacciabili di «neocolonialiste». Indiscrezioni in circolazione in queste ore prevedono per la Kowa una dotazione massima di 40 mila soldati d’elite acquartierati in Egitto o in Arabia Saudita, con la disponibilità di aerei da caccia, navi e mezzi blindati leggeri. L’adesione alla Forza, si afferma poi nelle conclusioni approvate, dovrà comunque essere volontaria. Infine, anche se gli interventi si prevedono rapidi, il varo della al-Kowa al-askareya al-arabia al-moshtaraka richiederà mesi: almeno quattro prima di arrivare ad una riunione ministeriale della Difesa che ne approvi la composizione, da concordare con i militari dei Paesi membri entro un mese.

 

 

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