La Rai prepara un contratto milionario per Crozza. Alla faccia della spending review

3 Ott 2013 12:31 - di Redattore 92

Chissà se a Carlo Cottarelli piace Maurizio Crozza. L’ex funzionario del Fondo monetario internazionale che il premier Letta (e il ministro dell’economia Saccomanni) vogliono come commissario alla spending review, potrebbe avere qualcosa da ridire sul contratto Rai-Crozza. Se è vero quanto anticipato dal Fatto quotidiano, per il comico genovese sarebbe pronto un contratto che contraddice ogni idea di spending review. In cambio di uno show da mandare in onda nella primavera del 2014, viale Mazzini avrebbe preparato per Crozza un’offerta da trenta miliioni per due anni. La cifra supera di gran lunga il tetto fissato dalla tv di Stato per l’intrattenimento: 5-600 mila euro per due ore di programma. Se fosse vero quanto riportato dal quotidiano, l’agente di Crozza, il manager bolognese Giuseppe Caschetto, avrebbe strappato delle condizioni blindate. Caschetto, cresciuto alla scuola di Bibi Ballandi, è il manager dei conduttori cari alla sinistra: da Fabio Fazio a Luciana Littizzetto, da Daria Bignardi a Geppi Cucciari, da Lilli Gruber a Corrado Formigli.

La Rai sarebbe vincolata alla formula del “pay or play”: anche se Crozza dovesse chiudere dopo la prima puntata, la tivù pubblica dovrebbe comunque sborsare l’intera somma. Inoltre Caschetto si sarebbe assicurato l’autoproduzione dell’intero show in piena contraddizione con i recenti patti di sindacato e con la draconiana stretta di viale Mazzini sugli appalti esterni. Inoltre, fatto ancora più unico che raro, Crozza (come accadde anche Adriano Celentano) avrebbe piena libertà da ogni controllo editoriale. Visto il periodo di messa in onda concomitante con la campagna elettorale, a maggio 2014 ci sono le elezioni europee, l’ennesima contraddizione della Rai di Tarantola e Gubitosi. Sul contratto di Crozza Renato Brunetta nei giorni scorsi aveva presentato un’interrogazione parlamentare per conoscere le cifre e le condizioni del contratto tra il comico e l’azienda pubblica. Prima di viale Mazzini hanno risposto i cronisti de “Il Fatto”.

 

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